MONTE ZONCOLAN (UDINE) – ''Noi non abbiamo preso nessuna decisione ufficiale. Nel gruppo se ne parlava, a quanto mi risulta non c'e' stata nessuna richiesta da parte delle squadre. E' stata una decisione soltanto del presidente di giuria''. Il giorno dopo l'annuncio della modifica del percorso della 14/a tappa, da Lienz a Monte Zoncolan, infuriano le polemiche al Giro d'Italia e il presidente della Liquigas Sport, Paolo Dal Lago, spiega cosi quanto accaduto. La decisione della giuria, e dunque della Federazione internazionale (Uci), di vietare il Monte Crostis e' arrivata soltanto ieri sera e ha colto tutti di sorpresa. La direzione di corsa e' stata costretta ad adeguarsi, ma controvoglia. ''Abbiamo appreso – ha detto Dal Lago – che il problema era che i corridori non potevano essere seguiti dalle ammiraglie e dal supporto tecnico, comprese anche le ammiraglie. E quindi passare sul Crostis era assolutamente impossibile. Noi non siamo ne' a favore ne' contrari a questa decisione, ma egoisticamente, avendo il piu' forte discesista in squadra (Nibali, ndr), avremmo avuto un vantaggio a passare per il Crostis. Ma in tutto questo si e' poco parlato della sicurezza dei corridori, che a noi e' la cosa che sta piu' a cuore. I tracciati stanno diventando sempre piu' esasperati''. Aveva molto fatto discutere la pericolosita' della discesa del Crostis, molto ripida e stretta. Gli organizzatori avevano messo in sicurezza il percorso piazzando nei tratti piu' rischiosi reti di protezione e 300 materassini. C'era stata piu' di una riunione tecnica da marzo in poi, le squadre sapevano che le loro ammiraglie non avrebbero potuto seguire i corridori. Anche l'associazione dei corridori aveva dato il suo ok. Prima del via oggi il presidente della giuria, Thierry Diederen, ha fatto i complimenti agli organizzatori per il lavoro fatto, ''ma e' venuto fuori un problema di sicurezza sportiva – ha ripetuto – e secondo i direttori sportivi era proprio quella la cosa piu' importante''. Naturalmente la Rcs Sport, che organizza il Giro, non ha preso bene la decisione. ''E' una brutta figura del ciclismo – ha chiosato il direttore generale Michele Acquarone – Per noi ci sono sempre i tifosi al centro, questa e' una mancanza di rispetto nei loro confronti. Abbiamo avuto molti messaggi di protesta. Nei momenti di emergenza come a Livorno i tifosi hanno capito, qui no. Per la sicurezza del Crostis abbiamo lavorato un anno, i team sapevano da ottobre che le ammiraglie non avrebbero potuto passare. Qui c'e' malafede da parte di qualcuno. In questa storia noi siamo la parte lesa''. ''E' una decisione grave e immotivata. Abbiamo lavorato per niente'', ha ripetuto il direttore del Giro Angelo Zomegnan. Certo il tragico incidente di Wouter Weylandt – il ciclista belga morto il 9 maggio scorso per una caduta prima dell'arrivo della terza tappa a Rapallo – puo' aver influito sulla decisione. ''Mi sembra una decisione sensata'', ha detto la maglia rosa Alberto Contador prima della partenza. Ma certo il dubbio che dietro ci siano anche questioni politiche e qualche pressione dai team che contano resta. Specie dopo le polemiche sull'uso delle radioline e la minaccia dei grandi team di dare vita a un circuito alternativo. Dubbi e perplessita', come per la decisione di sconfinare in Austria. ''E' curioso – ha concluso Dal Lago – che si sia deciso di passare per l'Austria proprio nel Giro dei 150 anni dell'Unita' d'Italia''. .
