ROMA – ''Ma come si pensa di fare, sul fronte della spesa pubblica, nel prossimo quadriennio cio' che non si e' mai fatto nel recente passato? Non si cerchi la risposta nel recente Documento di economia e finanza 2011: non c'e'. Ne' la si cerchi nell'allegato Programma nazionale di riforma: anche li' manca''. E' quanto scrivono Luca di Montezemolo e Nicola Rossi in un articolo pubblicato su 'Italiafutura.it'. Secondo Montezemolo e Rossi ''non possiamo piu' permetterci un modo di procedere che colpisce indiscriminatamente tutti i capitoli di spesa (tranne ovviamente quelli riferiti ai costi della politica). Purtroppo o per fortuna e' finito il tempo degli esercizi di ragioneria ed e' arrivato il tempo delle scelte politiche''. ''L'esigenza di tagliare e la necessita' di crescere – rilevano – impongono un ripensamento complessivo del ruolo (e del peso) dello Stato in Italia nel prossimo futuro. Dobbiamo cogliere questa occasione per domandarci quale vogliamo che sia il perimetro della presenza pubblica nel nostro paese. Cominciando con il distinguere all'interno della spesa pubblica primaria corrente (al netto della previdenza che deve trovare nella contribuzione sociale la propria fonte di finanziamento) due grandi categorie di spese''. L'appello e' a fare ''ogni sforzo per impedire gli sprechi e per rendere la spesa efficiente ed efficace'' per le voci ''corrispondenti alle funzioni per le quali e' indispensabile che lo Stato esista e che la stessa Costituzione pone alla base del contratto tra Stato e cittadini: la difesa e l'ordine pubblico, la giustizia, l'istruzione e la ricerca, la sanita', l'assistenza, la tutela del patrimonio culturale''. ''Per queste voci di spesa – sottolineano – ogni sforzo dovrà essere fatto per impedire gli sprechi e per rendere la spesa efficiente ed efficace ma, al tempo stesso, non un euro dovrà mancare a quanto necessario perché venga reso ai cittadini italiani un servizio corrispondente alle imposte che chiediamo loro di pagare''. ''Dall'altra parte – aggiungono – stanno tutte le altre voci di spesa. Dal funzionamento degli organi costituzionali e, piu' in generale, del sistema politico in senso lato (il Cnel e' un buon esempio) e dei livelli di governo (le provincie ad esempio), ai trasferimenti alle imprese, alle tante voci non corrispondenti a funzioni non costituzionalmente garantite. Euro piu' euro meno, un quinto circa dell'intero volume della spesa pubblica (al netto degli interessi e della componente in conto capitale gia' ridotta al lumicino). Per queste voci di spesa il principio non puo' che essere uno solo: quello dello 'zero-based budgeting': e cioe' – puntualizzano Montezemolo e Rossi – della messa in discussione delle voci di spesa stesse e non gia' solo delle loro variazioni marginali''. Perche' cio' avvenga vengono indicati ''due vincoli'': ''Primo, laddove possibile, l'obiettivo dovrebbe essere quello di sostituire alle erogazioni un minor carico fiscale (minori trasferimenti alle imprese e minori imposte sulle imprese, per esempio). Secondo: non dovrebbe essere possibile salvare un programma di spesa non essenziale perche' 'piccolo o marginale' in qualche senso. Le risorse che finanziano la spesa pubblica appartengono non alla classe politica ma agli italiani: ogni euro che fosse possibile restituire loro sotto forma di minore imposte presenti o di minore debito (e cioe' di minori imposte future) dovrebbe, deve, essere loro restituito. Senza eccezioni. E senza indugi'', concludono. .