Gullino (Agroinnova): Possibile minaccia bioterrorismo dalla Libia

Torino – "Il bioterrorismo va preso in considerazione fra le minacce possibili dalla Libia". Questa l'opinione, vicina a quella di fonti militari, espressa da Maria Lodovica Gullino, direttore del centro di ricerca agroambientale torinese Agroinnova che coordina un centro d'eccellenza della Comunità Europea sul bioterrorismo, a proposito della possibilità che Gheddafi possegga armi biologiche da usare contro i Paesi nemici. "Non stupisce – prosegue la professoressa – che si crei questo tipo di allarme. Nel 1972 è stata firmata una convenzione per la chiusura di centri in cui si sviluppavano armi batteriologiche e biologiche. Molti laboratori sono stati chiusi, ma il rischio che alcuni abbiano continuato a fare ricerca in questo senso c'è. Proprio per questo, soprattutto dopo l'11 settembre, anche per noi ricercatori è diventato sempre più difficile scambiarci materiale da un laboratorio all'altro. Si teme che possa finire nelle mani sbagliate". Per quanto riguarda la situazione del bioterrorismo da parte di Gheddafi, la Gullino spiega: "I rischi in questo momento sono due. Il primo è che in effetti il Rais sia in possesso di armi biologiche e che le usi. Il secondo, altrettanto grave, è dato dalle minacce: il solo millantare di poter attuare una guerra batteriologica crea una psicosi e un allarmismo dai quali Gheddafi può trarre vantaggio". Per quanto riguarda l'attuazione delle intimidazioni, la professoressa Gullino è scettica: "E' molto difficile attuare questo tipo di minacce. E' relativamente facile coltivare gli agenti tossici, ma è molto più complicato farli attecchire sul campo. Ci vogliono le condizioni giuste che sono abbastanza ostiche da ricreare". Ma come ci si può difendere da questi eventuali attacchi? E come individuarli? La professoressa Gullino racconta: "Lo strumento di contrasto più efficace è la ricerca, anche se in questo senso non è un momento facile per noi. Il rischio va calcolato e valutato. Ad attacco avvenuto, invece, esistono gli strumenti diagnostici per accorgersene, ma ci vogliono tecnici preparati che sappiano vedere e cogliere i segnali". Ma qual è il rischio maggiore di contaminazione? "La cosa meno difficile è agire sulle sementi, perché per tutti gli altri tipi di attacco la procedura è più complicata. In ogni caso, però, si tratta di processi lunghi il cui effetto non è immediato". La professoressa Gullino ci tiene infine a fare un appello: "Non bisogna alimentare l'allarmismo, che può creare una psicosi collettiva pericolosissima".

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