Il 'delfino' Tremonti: 15 anni di alti-bassi con Berlusconi

ROMA 4 MAG Se la pace strett – ROMA, 4 MAG – Se la pace stretta tra Pdl e Lega Nord sulla Libia e' il risultato di una mediazione, quel compromesso sembra ora girare su un nome e un cognome: Giulio Tremonti. Il super-ministro dell'Economia e' infatti l'uomo-ponte che nel governo rappresenta plasticamente il rapporto tra le due anime dell'alleanza, quella leghista e quella pidiellina, suscitando, a causa del suo scomodo ruolo di custode delle borse dello Stato, un equanime sentimento di odio e amore tra i suoi colleghi di partito nel governo. E, di riflesso, sul premier. Dalle storiche dimissioni del 2004, dopo lo scontro sulla 'cabina di regia' con Gianfranco Fini, alle infinite liti in Consiglio dei ministri con i colleghi che reclamano fondi, dalla contrapposizione con l'ex governatore della banca d'Italia Antonio Fazio per non aver vigilato su Cirio e Parmalat, fino alla recente vicenda Generali, la storia politica di Ministro del Tesoro e' costellata di scontri al vetriolo con i suoi avversari che ne accrescono pero' sempre piu' l'alea di potenza. Sembrava messo all'angolo, solo pochi giorni fa, quando l'asse stretto tra Berlusconi e Sarkozy aveva sistemato in modo diverso dalle sue intenzioni dossier delicati come quelli sul nucleare e su Parmalat. Poi, complice il forzato accordo tra Lega e Pdl sulla Libia, il super-ministro rimbalza, di colpo, nel Pantheon dei candidati alla successione di Berlusconi. E, ad incoronarlo, e' lo stesso premier che non solo lo nomina 'erede' politico ma fa suoi i continui richiami al ''rigore'' del Ministro dell'Economia. ''Tremonti non puo' inventarsi delle disponibilita' che nel bilancio non ci stanno'' dice un 'inedito' Cavaliere che esclude la possibilita' di ridurre, ora, le tasse. Spesso citato dalle cronache per le continue scaramucce con i colleghi Renato Brunetta e Stefania Prestigiacomo, finito anche di recente nel mirino del collega Giancarlo Galan che, come a suo tempo fece Fini, chiede di ''arginare lo spettro di Tremonti che aleggia su qualunque decisione del governo'', il titolare del dicastero di Via XX Settembre e' pero' anche carico di riconoscimenti e non solo a livello nazionale. La sua analisi sulla crisi economica e il suo impegno a garantire la stabilita' dei conti gli e' riconosciuta in contesti internazionali, innanzitutto a Bruxelles. Uomo di poche parole e di decisioni impopolari, con il desiderio della crescita e il vincolo stretto del rigore, puntualmente in fase di aggiustamento dei conti, o peggio, in fase pre-elettorale, si trova a fronteggiare naturalmente l'opposizione. Ma la sfida peggiore, anche ora che sembra materializzarsi una manovra da 7-8 miliardi, e' quella del 'fuoco amico' dei suoi stessi compagni di partito. A Tremonti viene mossa l'accusa di non saper far ripartire la crescita nel paese: insomma troppo rigore e niente sviluppo. Sui tagli si incentra la polemica con il collega economista Brunetta, il conflitto con la Prestigiacomo, le polemiche dimissioni di Sandro Bondi dopo i crolli di Pompei, l'affondo di Galan. Persino con l'ineffabile sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il Ministro ha intrapreso piu' di un confronto, di recente soprattutto per le nomine nelle societa' pubbliche quotate. Per finire il caso delle dimissioni di Cesare Geronzi dalla guida di Generali. Berlusconi in quei giorni lamenta che neanche la figlia Marina era stata informata per tempo. E che l'uscita di Geronzi gli sarebbe stata comunicata solo a cose fatte. Un'uscita che, secondo molti commentatori, aveva un regista occulto ma determinato: Giulio Tremonti, lo stesso che oggi sale sul carro dei possibili eredi al trono. .

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