Lo hanno fatto inginocchiare e gli hanno sparato due colpi, uno al volto e l’altro in testa. E’ morto così – secondo la ricostruzione della polizia – il missionario italiano Ruggero Ruvoletto, assassinato attorno alle 7 di questa mattina, nella sua parrocchia di Santa Etelvina, alla periferia di Manaus, nel nord est del Brasile, da due sconosciuti. I due sono stati visti fuggire con degli oggetti appartenenti al religioso e darsi alla macchia dopo aver scavalcato il muro di cinta della parrocchia. Ruvoletto, che faceva parte della diocesi di Padova, era pero originario del veneziano. Era nato infatti a Galta di Vigovono, in provincia di Venezia, il 23 maggio del 1957 e era stato ordinato sacerdote il 6 giugno del 1982. Prima di raggiungere, due anni fa, l’Amazzonia, è stato per molti anni nel poverissimo quartiere di Rio de Janeiro, la Baixada Fluminense. Lo ha raccontato lui stesso nel corso di una intervista rilasciata al settimanale ‘Revista Comunhao’, prima di trasferirsi in Amazzonia.
“Durante un incontro con don Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova, ed alcuni sacerdoti – ricorda Ruvoletto nell’intervista – don Francisco Biasin, arcivescovo di Pesqueira, ci rivolse un appello affinché ci trasferissimo nella sua diocesi”. Padre Ruovoletto – che nella sua diocesi, tutti chiamavano Padre Rogerio – accolse l’invito e, insieme al seminarista Luis Benevaldo, partì per Manaus “per collaborare con il progetto ‘Cristo punta all’Ammazzonià, con il proposito “di avviare la presenza missionaria nella diocesi di Pesqueria, con la collaborazione della Chiesa di Padova”.
Appunto nello stesso progetto, il missionario aveva già operato per molti anni nella Baixada Fluminense. “Il nostro compito sarà quello di fare da ponte, in merito all’unione e alla collaborazione tra due Chiese fraterne, quella di Pesqueira e quella di Padova come umile contributo per il Salviamo l’Amazzonia e per la Missione Continentale annunciata dal pontefice durante la Conferenza di Aparecida”, si legge ancora nell’intervista a Padre Rogeiro. Secondo il missionario tale progetto avrebbe chiesto almeno una decina d’anni. Rogerio Nuovoletto aveva anche un suo blog, in cui compare la sua foto, con una t-shirt arancio e una barba fluente, al quale hanno aderito un grande numero di suoi ‘amici’.