Il papa condanna l'eutanasia: "Chi è in coma ha un'anima"

CITTA' DEL VATICANO 21 APR Anche per chi e' in stato vegetativo ''l'anima e' ancor – CITTA' DEL VATICANO, 21 APR – Anche per chi e' in stato vegetativo ''l'anima e' ancora presente nel corpo'', e i familiari che assistono queste persone – capaci di sentire ''in profondita''' tale ''presenza di amore'' – compiono ''un grande servizio all'umanita'''. Lo afferma Benedetto XVI nella trasmissione ''A sua immagine. Domande su Gesu''', che andra' in onda su Rai 1 domani, nel pomeriggio del Venerdi' Santo, rispondendo alla domanda di una mamma il cui figlio quarantenne Francesco, ammalatosi nel '93 di sclerosi multipla, vive da due anni in coma vegetativo. La donna, Maria Teresa, di Busto Arsizio, chiede al Papa se l'anima del figlio ''ha abbandonato il suo corpo, visto che lui non e' piu' cosciente, o e' ancora vicino a lui''. ''Certamente – dice il Papa nella risposta anticipata oggi dall'Osservatore Romano – l'anima e' ancora presente nel corpo. La situazione, forse, e' come quella di una chitarra le cui corde sono spezzate, cosi' non si possono suonare. Cosi' anche lo strumento del corpo e' fragile, e' vulnerabile, e l'anima non puo' suonare, per cosi' dire, ma rimane presente''. ''Io sono anche sicuro che quest'anima nascosta sente in profondita' il vostro amore – prosegue -, anche se non capisce i dettagli, le parole, eccetera; ma la presenza di un amore la sente''. ''E percio' questa vostra presenza, cari genitori, cara mamma, accanto a lui, ore ed ore ogni giorno – aggiunge il Pontefice -, e' un atto di amore di grande va lore, perche' questa presenza entra nella profondita' di quest'anima nascosta e il vostro atto e', quindi, anche una testimonianza di fede in Dio, di fede nell'uomo, di fede, diciamo di impegno per la vita, di rispetto per la vita umana, anche nelle situazioni piu' tristi. Quindi vi incoraggio a continuare, a sapere che fate un grande servizio all'umanita' con questo segno di fiducia, con questo segno di rispetto della vita, con questo amore per un corpo lacerato, un'anima sofferente''. E' una ''prima volta'' assoluta quella di un Papa che risponde in tv alle domande della gente comune. Il primo dei sette temi (all'inizio dovevano essere tre) selezionati dalla redazione del programma, condotto da Rosario Carello, giunge dal Giappone flagellato dal terremoto e dallo tsunami, oltre che dalla catastrofe nucleare. La pone una bambina di sette anni, Elena, che ha visto morire e soffrire tanti suoi compagni. Al Papa – ''che parla con Dio'' – chiede conto del dolore dei bambini. La seconda domanda e' quella di Maria Teresa, sul figlio in coma vegetativo. La terza e' formulata da una donna musulmana che vive in Costa d'Avorio, il Paese africano sconvolto dalla guerra civile, e chiede al Papa di aiutarla a conoscere il Gesu' della pace. Un'occasione, questa, anche per tornare sul rapporto e sul dialogo tra le religioni. Non a caso, quindi, la scelta per la successiva domanda a Benedetto XVI e' caduta su quella di sette giovani studenti iracheni di Baghdad, che ogni giorno, per il solo fatto di essere cristiani, rischiano la vita. Le altre tre domande riguardano piu' da vicino il mistero della Pasqua. In particolare, una di quelle giunte da telespettatori italiani propone la difficolta' dell'uomo moderno nel comprendere sino in fondo il mistero della risurrezione. Per chiudere non poteva mancare una domanda sul Venerdi' Santo, vissuto da Maria ai piedi della croce.

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