MOSCA 18 APR La Russia secondo – MOSCA, 18 APR – La Russia, secondo Paese al mondo per numero di immigrati dopo gli Usa, potrebbe andare controcorrente abolendo le quote e il permesso di soggiorno provvisorio. Le due proposte, definite ''rivoluzionarie'' dalla stampa, sono state presentate da Konstantin Romodanovski, capo del servizio federale russo per l'immigrazione, nella sua bozza per la politica statale in materia dal 2012 al 2025. Una svolta che appare necessaria per attrarre nuovi migranti e salvare un Paese a corto di manodopera qualificata e in continuo calo demografico. Ma che ribalta completamente la filosofia seguita finora dal Paese, dove l'immigrazione, in gran parte dal Caucaso e dall'Asia centrale, e' vista spesso negativamente, alimentando nazionalismo, xenofobia, razzismo, discriminazioni, nonostante la ferma condannata della leadership preoccupata di preservare l'unita' interetnica e religiosa. In Russia ci sono quasi sei milioni di disoccupati (7,6%) ma e' difficile inserirli nella popolazione attiva perche' non esiste mobilita', a causa di salari bassi e affitti alti, spiega Romodanovski. L'unica strada, sostiene, e' aprire le porte alla manodopera straniera, agevolando e accelerando la concessione della cittadinanza, che ora richiede almeno 8 anni. Il dirigente suggerisce di adottare un sistema a punti, utilizzando come criteri la padronanza della lingua, il grado di istruzione professionale e la soluzione abitativa. Per fare un esempio, dal luglio 2010 sono arrivati in Russia 6500 specialisti altamente qualificati ma solo 40 hanno ottenuto il permesso di soggiorno. Romodanovski propone di abolire anche le quote, che a suo avviso producono solo un aumento degli immigrati clandestini: un fenomeno che negli ultimi dieci anni si e' raddoppiato, conferma Iaroslav Kuzminov, rettore della scuola suprema di economia. Ma questa fuga in avanti deve fare i conti con tendenze e atteggiamenti di segno opposto nella societa', soprattutto nell'anno delle elezioni legislative e delle presidenziali. Capita cosi' che il vecchio ma anche il nuovo sindaco della capitale continuino ad additare gli immigrati come responsabili di meta' dei crimini cittadini, mentre il capo del comitato investigativo Aleksandr Bastrikin e' arrivato a proporre di rilevare le impronte digitali e di fare il test del Dna a tutti i lavoratori immigrati in Russia. Anche un movimento come quello contro l'immigrazione clandestina ha assunto inquietanti toni xenofobi, tanto da essere messo al bando oggi come ''estremistico'' nonostante oltre il 50% dei russi condivida lo slogan ''La Russia ai russi''. In tutto il Paese si contano piu' di 50 mila skinhead, di cui circa 20 mila a Mosca: un triste primato europeo, in un ex Paese comunista che ha sacrificato 27 milioni di uomini contro il nazismo ma che dopo il crollo dell'Urss si e' scoperto sempre piu' xenofobo verso gli ex popoli ''fratelli''. Nel mirino ci sono sempre loro, gli immigrati provenienti dal Caucaso o dalle ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale: ceceni, daghestani, ingusci, kirghizi, tagiki, uzbeki. Tutti 'ciorni' (neri), agli occhi di molti russi. Ma senza di loro si fermerebbero molti settori, dall'edilizia (che assorbe il 40% della manodopera straniera) alla manutenzione cittadina, dai trasporti ad alcuni comparti commerciali. In Russia, dopo il crollo dell'Urss, sono entrati circa dieci milioni di immigrati, che hanno arginato la perdita di 12 milioni di russi nell'emorragia demografica. Ma si stima che ve ne siano altri quattro di illegali, di cui circa meta' nella capitale. In genere sono umiliati e offesi tre volte: dai datori di lavoro, dalla polizia e dai cittadini di un Paese dove sbarcano con il sogno di un lavoro sicuro e ben pagato. Salari non pagati, abusi da parte degli agenti, attacchi razzisti, assistenza medica negata, alloggi da terzo mondo. Recentemente contro di loro e' partita una nuova ondata di manifestazioni nazionalistiche e xenofobe, dopo l'uccisione di un tifoso del club calcistico Spartak in una rissa con caucasici. .
