Le chiamano le ''bombe di Gheddafi'' e nell'immaginario dei lampedusani le ''armi'' che il dittatore libico lanci – Le chiamano le ''bombe di Gheddafi'' e nell'immaginario dei lampedusani le ''armi'' che il dittatore libico lancia contro l'isola sono i barconi dei migranti. Profughi ''non so' quanto spontanei'' sottolinea il ministro della Difesa La Russa in visita alla base militare di Birgi, o invece, almeno in parte ''inviati dal regime di Gheddafi''. Barconi che mettono a dura prova i nervi di chi da queste parti vive di turismo, cioe' quasi l'intera popolazione che con l'avvicinarsi della stagione estiva vede crollare prenotazioni e mandare all'aria le speranze di lavoro. In giornate come questa gli isolani si fanno scudo con l'unico mezzo a loro disposizione: il vento, un maestrale che spira a 22 nodi e proibisce alle carrette di solcare il mare Forza 5. Oggi nessun arrivo, nessun avvistamento e l'isola si svuota: sono soltanto 350 i migranti ancora ospitati nel centro d'accoglienza. Quelli che restano sono 92 profughi, 111 minori partiti dalle coste libiche e provenienti dall'Africa sub sahariana, 11 ragazzi tunisini e 126 loro connazionali che gia' da un pezzo aspettano di essere rimpatriati. Ma un ponte aereo programmato per oggi, dopo una sosta che dura dal 23 aprile, e' stato annullato all'ultimo momento. Sono andati via ieri sera, invece, i 572 extracomunitari – il precedente numero di 528 e' stato aggiornato oggi – il cui barcone si e' incagliato all'alba di domenica sugli scogli vicini all'imboccatura del porto di Lampedusa; hanno lasciato nella camera mortuaria del cimitero i loro tre compagni di viaggio morti nell'incidente e trovati 24 ore dopo in acqua, accanto alla carretta. I tre migranti senza identita', dopo che la procura di Agrigento rilascera' il nullaosta, saranno seppelliti nell'isola, dove in un angolo del camposanto gia' riposano alcuni morti senza nome deceduti nei naufragi degli anni scorsi. E oggi, sul barcone incagliato, gli uomini della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza hanno compiuto ispezioni per ricostruire, nell'ambito di un'inchiesta amministrativa, la dinamica dei fatti. Sembra confermato che la causa dell'incidente sia stata la rottura della catena che aziona il timone, un guasto analogo a quello riparato venerdi' scorso in mare aperto, su un altro barcone, dai militari delle Fiamme gialle che avevano soccorso un natante in avaria. Per le carrette dei migranti, disseminate in mare e sulla terraferma, ormai parte del paesaggio dell'isola, sembra arrivato il momento della distruzione. Tecnici della Protezione civile hanno compiuto sopralluoghi in vista dell'operazione di bonifica che riguardera' la demolizione di circa 350 barconi, di cui una quarantina in mare: alcune ondeggiano nelle acque del porto commerciale, altre sono arenate sugli scogli di Cavallo Bianco, di Punta Guitgia, sulla spiaggia di Cala Galera; altre ancora, una dozzina, sono affondate tra il molo Favaloro, la Madonnina, l'area della Riserva marina, vicino alla celeberrima Spiaggia dei Conigli. Per il piano di smaltimento sara' presto bandita una gara, secondo la procedura di somma urgenza. L'ipotesi e' quella di trainare verso la Sicilia tutte le imbarcazioni in grado di galleggiare e distruggere in loco le altre. Ma bisogna far presto, dice il parroco di Lampedusa, don Stefano Nastasi, che elogia la generosita' dei lampedusani e che ha ospitato nei locali della parrocchia centinaia di tunisini, prima che la struttura fosse messa a ferro e fuoco da una rivolta di ragazzi nordafricani. E dalla Radio Vaticana spiega che gli isolani sono ''i testimoni unici di un cambiamento epocale'', lasciati soli ''dall'ipocrisia dell'Europa e da uno Stato che non offre soluzioni. Occorrono segnali concreti, come una moratoria sui mutui o aiuti per gestire la stagione estiva''. ''Che dobbiamo fare?'', si chiede l'oste del ristorante ''Voscenza'', il quale ha rinunciato a sistemare i tavoli all'aperto. ''Qui non si vede un turista – aggiunge – e per ogni spot del ministero ci sono dieci servizi televisivi che parlano di emergenza. Ma noi l'affrontiamo da anni. Migranti, turisti e isolani, tutti insieme. E ora?''.