MOSCA – Ogni anno in Russia vi sono circa 12 milioni di aborti clandestini, in aggiunta a quelli registrati ufficialmente, che nel 2010 hanno raggiunto quota 1,2 milioni: una cifra record, stando ai dati resi noti da Elena Mizulina, presidente della commissione per la famiglia, le donne e l'infanzia alla Duma, la camera bassa del parlamento. Il trend sembra in continuo aumento e potrebbe vanificare la dichiarata intenzione della leadership russa di invertire il preoccupante calo demografico del Paese: proprio l'altro ieri il premier Vladimir Putin ha promesso davanti al parlamento una crescita delle nascite dal 25% al 30% entro 2015 – rispetto al 2006 – e di sbloccare 37,5 miliardi di euro per programmi a sostegno della crescita demografica. Ma gia' il numero degli aborti ufficiali sembra allarmante, di poco inferiore a quello della nascite (1,7 milioni ogni anno) in un Paese che ne richiederebbe 2,7 milioni per garantirsi il rinnovo generazionale. La diffusione dell'aborto, autorizzato fin dagli anni Venti nell'Urss, e' legata anche alla scarsa sensibilizzazione sulla contraccezione: solo il 23,6% dei 38 milioni di donne in eta' fertile utilizzano un contraccettivo. Molte ricorrono all'aborto clandestino (il costo e' inferiore ai 100 euro), altre a pillole abortive di fatto in libera vendita, spesso di fabbricazione cinese e mai testate. ''La Siberia, per esempio, e' invasa ora da un prodotto cinese che si chiama 'baby kaputt''', ha riferito padre Dmitri Pershin, incaricato delle questioni bioetiche e mediche della Chiesa ortodossa. Giornali e internet sono pieni di pubblicita' di cliniche che praticano l'interruzione di gravidanza. ''Ci sono voluti due anni di battaglie per un divieto parziale, ossia nei luoghi dove ci sono bambini, come le scuole, nelle prime e ultime pagine dei giornali, in televisione'', ha spiegato la Mizulina. La deputata sta preparando ora un testo per cambiare la legislazione in materia, una delle piu' liberali, e regolamentare diversamente l'interruzione volontaria della gravidanza, riducendo la casistica in cui e' possibile e prevedendo maggiori incentivi per le donne che vi rinunciano.
