NEW DELHI 18 APR L'India ha perso un a – NEW DELHI, 18 APR – L'India ha perso un altro simbolo del suo nobile passato, il maraja' di Jaipur, icona culturale e religiosa della 'citta' rosa', nello stato nord occidentale del Rajasthan, morto all'eta' di 79 anni in un ospedale di New Delhi e cremato oggi con una solenne cerimonia funebre. L'ex ufficiale dell'esercito Sawai Bhawani Singh, quarantesimo maraja' di una dinastia nata agli inizi del 1700, e' stato cremato, secondo il rito induista, dopo lunga processione partita dal City Palace, il palazzo reale e museo, dove risiede ancora la famiglia reale. Ad accompagnare la salma sono stati i maggior esponenti politici locali e rappresentanti del governo di New Delhi, oltre che al suo cavallo, riccamente bardato con sella, fondina, pistola e, come tradizione, con gli stivali neri invertiti, come per i soldati caduti in guerra. Tre anni fa, Jaipur, metropoli di tre milioni di abitanti famosa per le pietre preziose e meta turistica, aveva gia' dato addio alla ''maharani'' Gayatri Devi, sua matrigna e protagonista delle cronache rose degli anni Sessanta che l'avevano eletta come una delle donne piu' belle del mondo. Il maraja', discendente di un clan della casta guerriera dei Rajput era da tempo gravemente malato e costretto alla sedia a rotelle. Il potere, ma solo quello simbolico, passa a suo nipote e successore Padmanabh Singh, che oggi ha acceso la pira funeraria del padre, compito che spetta al piu' stretto discendente maschio. La storia del maraja Bhawani Singh e' intrecciata ai fasti del regno di Jaipur, uno dei piu' famosi, anche se non dei piu' ricchi dell'India. Nel protocollo all'epoca britannica, il regnante di Jaipur riceveva infatti 17 cannonate, contro le 21 del ricco nababbo di Hyderabad e del maraja' di Mysore. La sua stessa nascita – primo figlio maschio, dopo generazioni di femmine – era stata salutata con fiumi di champagne importato dalla Francia a tal punto che era stato soprannominato ''bollicine'' dalla sua bambinaia. Salito al trono nel 1970 dopo la morte del padre Man Singh II (per un incidente durante una partita di polo), dopo appena pochi mesi si vide strappare i privilegi e prebende reali in seguito a una legge emanata dalla statista Indira Gandhi che assesta cosi' il colpo definitivo all'aristocrazia indiana. da allora e' stato costretto a dipendere dalle rendite immobiliari dei suoi palazzi trasformati in hotel, tra cui spicca il monumentale Rambagh Palace, oggi di proprieta' della catena alberghiera Taj, del gruppo Tata. Rinunciando ai fasti e il lusso a cui era abituato il padre, dopo gli studi aveva intrapreso la carriera militare e, durante il conflitto con il Bangladesh divento' un eroe di guerra dopo una vittoria contro un avamposto pachistano che gli fece guadagnare uno dei massimi riconoscimenti militari. Dopo un fallito tentativo di entrare in politica, nelle fila del Congresso nel 1989, decise di dedicarsi alla tutela dei suoi ex palazzi e al patrocinio dei tornei di polo, lo sport preferito dai maraja' indiani. A ulteriore riprova della decadenza nobiliare, negli anni Novanta, dovette anche accettare il matrimonio della sua unica figlia, Diya Kumari (avuta dalle nozze con la principessa Padmini Devi dello stato Himachal Pradesh) con un ''commoner'', un plebeo che lavorava come suo autista. .
