Inizia processo Cucchi: 'Giorno arresto stava bene, notte rifiutò cure'

ROMA – Quando Stefano Cucchi, il giovane fermato per droga il 15 ottobre 2009 e poi morto in ospedale la settimana successiva, fu arrestato stava bene, era tranquillo, addirittura spiritoso con i carabinieri; durante la notte pero' qualche problema fisico lo colpi', ma rifiuto' le cure dei medici. Nelle celle del tribunale di Roma, poi, il giorno dopo si senti' qualcuno chiamare con insistenza le guardie, ma fu ignorato; forse era lo stesso Cucchi. Sono i punti focali dell'udienza di oggi del processo sulla vicenda della morte del giovane romano, che vede sul banco degli imputati dodici persone (6 medici dell'ospedale 'Pertini', 3 infermieri e 3 agenti penitenziari). A vario titolo e a seconda delle posizioni, rispondono di lesioni e abuso di autorita', favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsita' ideologica. Oggi, sette i testimoni ascoltati in aula; tutti carabinieri che hanno raccontato le fasi dell'arresto di Cucchi e quelle immediatamente successive, compreso il trasporto del giovane in tribunale per l'udienza di convalida. E' emerso che Cucchi quando fu arrestato ''stava bene, aveva le occhiaie e i tratti di un tossicodipendente, ma era tranquillo, spiritoso'', secondo il maresciallo Roberto Mandolini, che, in qualita' di comandante interinale della stazione dei carabinieri di Roma Appia, quella notte compilo' gli atti dell'arresto del giovane, trovato nei pressi dell'Appio Claudio mentre stava cedendo sostanza stupefacente. La tranquillita' di Cucchi era scalfita da un unico pensiero: la reazione che avrebbe avuto la famiglia per il suo arresto. Fu portato alla caserma di Tor Sapienza – l'unica dotata di celle di sicurezza libere – in attesa dell'udienza di convalida. Nel frattempo, i militari fecero una perquisizione in casa dei genitori, che ebbe esito negativo. Fino alla notte, nulla di strano nelle condizioni fisiche di Cucchi. Quando era quasi mattina, pero', ebbe un malore. Al piantone della caserma di Tor Sapienza, Gianluca Colicchio, disse che aveva mal di testa, freddo e che soffriva di epilessia. Ma all'arrivo dell'ambulanza si nascose sotto le coperte, rifiutando l'intervento dei sanitari. A questo punto, oggi, la prima 'polemica' processuale, successiva all'audizione del carabiniere Francesco Di Sano che subentro' a Colicchio nel servizio di piantonamento della caserma (consegno' lui Cucchi ai colleghi per il trasporto in tribunale). Oggi in aula il militare ha detto che il giovane si era lamentato solo del freddo che sentiva ma che era in buone condizioni di salute; ma lo stesso Di Sano in una relazione di servizio scrisse in passato che Cucchi, quando la mattina si sveglio', lamento' dolori al costato, non riusci' a camminare e fu anche aiutato a muoversi. Nell'udienza anche un altro passaggio importante quando si e' parlato di quanto avvenuto nelle celle del tribunale capitolino. Secondo quanto detto dal carabiniere Francesco Tedesco, cinque minuti prima di portare Cucchi all'udienza di convalida, dalle celle ''qualcuno chiamo 'Guardie, guardie' e una voce femminile rispose 'Stai zitto che e' meglio per te. E non chiamarle guardie'. Quel qualcuno forse era proprio Cucchi''. Nessuna certezza; si attende di sentire ulteriori testimoni sul punto. La prossima udienza registrera' un altro momento importante: tra i testimoni citati ci sono i familiari di Cucchi.

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