«VERRÀ FUORI IL MARCIO» – Alla domanda se si potrà rivedere l'accordo nella maggioranza sulle intercettazioni il premier risponde: «Credo che questo caso dia ragione a chi voleva contenere le intercettazioni in modo stretto dando meno giorni e meno possibilità che le intercettazioni vengano attuate». «Mi riferisco all'archivio che sta cominciando a uscire sui giornali» ha sottolineato Berlusconi. Chi veniva intercettato? Il premier fa un ampio cerchio in aria con le mani. Anche i servizi? «Sì, il capo» risponde. E che succederà ora? «Non lo so – risponde il premier -, come minimo si apriranno gli occhi su tutto il marcio che c'è e che è stato reso possibile dalle intercettazioni per come sono state utilizzate fino ad ora». «Non so nulla di preciso – aggiunge Berlusconi -, non sono stato ancora messo al corrente della situazione. Ho visto i giornali e ascoltato le parole della commissione Copasir, ma se sono vere le cose che sembra siano vere circa il volume di queste verifiche e l'estensione temporale delle stesse, è una cosa che ha veramente dell'incredibile e dimostra che il sistema non può continuare così». Il caso tocca tutti? «Non lo so – conclude il premier – so quello che sapete voi giornalisti, più altre cose che nell'ambito della politica mi sono state riferite. Ma nulla di preciso e concreto. Certo, già così è qualcosa di incredibile e assurdo».
PD: «NON SIA PRETESTO» – Il Pd, con Lanfranco Tenaglia ministro ombra della Giustizia, si dice d'accordo sulla necessità di un legge che tuteli la privacy e stabilisca limiti certi e precisi al segreto investigativo, ma – avverte – «non si prenda a pretesto la vicenda Genchi, pur grave, per una riforma che limiti uno strumento di indagine che è fondamentale per l'accertamento dei reati e per la sicurezza dei cittadini».