ROMA – Non c’e’ pace per l’Invalsi: dopo il boicottaggio dei suoi test da parte di una bella fetta di insegnanti, ora ad agitarsi sono i dipendenti dell’Istituto di valutazione. Dopo le dimissioni del presidente, Piero Cipollone, i lavoratori – spiegano i Cobas in una nota – protestano ”contro quelle che definiscono ‘fosche previsioni’ sul futuro dell’Invalsi alle prese con una grave crisi finanziaria e con una pianta organica inadeguata”. Sono in scadenza molti contratti dei lavoratori precari interni e si teme per il loro rinnovo (a fronte di una ventina di dipendenti stabili, i precari sono piu’ del doppio). Il personale, che per oggi aveva annunciato un presidio davanti al ministero, per il momento ha sospeso la manifestazione perche’ la prossima settimana e’ stato fissato un incontro al ministero dell’Istruzione. Intanto, i Cobas fanno notare che mentre ”il carrozzone Invalsi sbanda”, il ministero ”impapocchia” e il Tar della Sardegna da’ ragione ai comitati di base. ”Il ministero – spiega il leader Piero Bernocchi riferendosi alla circolare diffusa ieri da viale Trastevere – cerca di neutralizzare la nostra campagna contro i quiz con un testo-papocchio che ribadisce tutte le nostre ragioni”, affermando, tra l’altro, che ”le delibere dei Collegi contrarie ai quiz non sono ne’ illegali, ne’ illegittime ma solo ‘improprie”’. Infine, i Cobas citano la sentenza del Tar della Sardegna ”che, dando ragione ai Cobas, condanna la preside del IV Circolo ‘Fureddu’ di Nuoro che aveva negato la convocazione del Collegio sul tema Invalsi nonostante le firme di un terzo del personale”. ”In 24 ore dunque – concludono i Cobas – ci arrivano tante conferme: non c’e’ alcun obbligo a svolgere e a correggere i quiz per i docenti, e nessun obbligo a svolgerli nelle scuole, per giunta in orario di lezione. Qualsiasi decisione in merito ai quiz deve passare per i Collegi: e i presidi, che altrimenti denunceremo come a Nuoro, non possono impedire ai Collegi di riunirsi e deliberare”. E dunque per i Cobas e’ sempre piu’ valido lo slogan ”chi fa i quiz Invalsi avvelena anche te: digli di smettere”. ”I quiz – concludono – insultano la scuola pubblica, ogni didattica di qualità , la professionalità dei docenti e qualsiasi serio apprendimento da parte degli studenti. E saranno usati per classificare le scuole, i docenti, gli studenti, e per differenziare gli stipendi degli insegnanti”.
