BEIRUT/BAGHDAD 19 MAG Torna il terroris – BEIRUT/BAGHDAD, 19 MAG – Torna il terrorismo 'in grande stile' in Iraq: tre esplosioni nell'arco di un'ora hanno sconvolto oggi la gia' turbolenta citta' petrolifera di Kirkuk, uccidendo almeno 27 persone e ferendone almeno altre 90, in massima parte poliziotti, come sempre obiettivo preferito del ramo iracheno dell'internazionale del terrore. La tecnica applicata e' quella degli anni peggiori del dopo Saddam: una prima esplosione, nel parcheggio del quartier generale della polizia, ha causato un numero imprecisato di vittime. Quando sono arrivati i soccorsi, e' avvenuta una seconda e piu' devastante deflagrazione, che ha falciato decine di persone. In un'altra zona della citta', poco dopo, con una terza autobomba, e' stato preso di mira il convoglio di un alto dirigente della polizia criminale, il colonnello Aras Mohammed, che e' rimasto ferito, cosi' come gran parte degli agenti della sua scorta. Si tratta dell'attentato piu' grave in Iraq da diversi mesi, e non e' stato ancora rivendicato, ma alcune fonti fanno notare che il 'modus operandi' lascia pochi dubbi sulla possibile matrice qaedista. Inoltre, proprio ieri, e' stato annunciato che il presunto capo militare di al Qaida in Iraq, un certo Mekhlef Mohamed Hussein al-Azzaui, conosciuto come Abu Raduane, e' stato arrestato ad un centinaio di chilometri a Nord di Baghdad. Tuttavia, al di la' del terrorismo qaedista, sin dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, la tensione e' elevatissima nella provincia settentrionale di Kirkuk, ricca di risorse energetiche e abitata da arabi, turcomanni e curdi. Soprattutto perche' i curdi, in particolare, forti delle ampie autonomie di cui godono nella loro regione ancora piu' a Nord, da anni tentano di inglobare Kirkuk e il suo petrolio all'interno del loro territorio, suscitando virulente reazioni di arabi e turcomanni, che invece accusano i curdi di aver, dal 2003 ad oggi, colonizzato in massa la provincia per alterare gli equilibri etnico-politici. In questo quadro, si inserisce inoltre il gia' avviato ritiro della forze militari americane, che sara' completato, in tutto l'Iraq, entro la fine di quest'anno, e le conseguenti polemiche sull'effettiva capacita' delle forze irachene di garantire la sicurezza.
