GERUSALEMME – Niente carcere, almeno per ora, per l'ex presidente israeliano Moshe Katzav, condannato nelle scorse settimane a sette anni di reclusione per violenza carnale e altri reati, al culmine del piu' clamoroso scandalo sessuale della storia politica di Israele. Lo ha deciso la Corte suprema, accogliendo l'istanza della difesa di rinvio sine die dell'esecuzione della pena sino alla fine del processo d'appello. Sulla base di quanto previsto dalla sentenza di primo grado, Katzav avrebbe dovuto essere in cella gia' da una decina di giorni. Ma, dopo un primo rinvio tecnico, la Corte suprema ha accettato di 'congelare' l'incarcerazione con la singolare motivazione che ''le prospettive dell'appello (presentato dagli avvocati di Katzav) non sono prive di speranza''. Il collegio difensivo si e' detto soddisfatto, assicurando che l'ex capo di Stato non intende sottrarsi alla giustizia Dura, invece, la reazione della procura di Stato, secondo la quale il beneficio concesso a Katsav – insolito per la procedura israeliana – rischia di ''minare la pubblica fiducia nel sistema giudiziario''. Stando al diritto in vigore in Israele, e alla consuetudine adottata per la generalita' degli imputati di reati analoghi, ''Katzav dovrebbe iniziare a scontare in carcere la condanna a sette anni prima del processo d'appello'', si osserva in una dichiarazione della Procura. Tanto piu' che ''legalmente – si sostiene – questo e' un caso ordinario''. E che ''l'imputato e' stato riconosciuto colpevole di gravi crimini''.
