Cambridge (Regno Unito) – L'intesa politica tra Margaret Thatcher e Ronald Reagan, esponenti della destra degli anni '80 rispettivamente in Inghilterra e negli Stati Uniti, è nota. Più sorprendente è il rapporto che legò la 'lady di ferro' e l'antitesi politica di Reagan, il presidente democratico americano Jimmy Carter. Nuove carte dell'archivio personale dell'ex primo ministro britannico rivelano un colloquio epistolare senza tensioni tra i due nel 1980. Si inviarono lettere per confrontarsi sull'invasione sovietica dell'Afghanistan e sul sequestro di 52 ostaggi americani all'ambasciata Usa a Teheran. "Lei lavorò duro per andare d'accordo con Carter", dice lo storico Chris Collins, della Margaret Thatcher Foundation. "E ha avuto un notevole successo", continua. La Thatcher aveva incontrato Carter per due volte prima di essere eletta. Analizzando meglio la situazione, la loro affinità potrebbe però risultare non troppo sorprendente. Venivano da estremi opposti dello spettro politico, ma nel 1980, l'ultimo anno del mandato di Carter, entrambi i leader erano sotto pressione, di fronte alla crisi economica in patria e a crisi in Afghanistan, Europa dell'Est e Medioriente. L'arci-capitalista Thatcher elogiò anche Carter sull'economia, mandandogli una lettera che approvava le sue misure "dolorose ma necessarie" per contenere l'inflazione e ridurre il consumo di benzina. Sull'Afghanistan, i due leader hanno condiviso l'allarme durante l'invasione sovietica e le preoccupazioni che altre nazioni europee fossero troppo morbide con i russi. Carter scrisse calorosamente "Cara Margaret" per "esprimere profondo apprezzamento personale delle tue parole" di condanna dell'invasione. Sollecitò anche la sua opinione, esprimendo la speranza che potesse influenzare gli altri Paesi europei a condannare i fatti. Thatcher, di rimando, sostenne il tentativo di Carter di trasferire altrove i Giochi olimpici del 1980 da Mosca, dicendo: "Sono da tempo della stessa opinione" e offrendo di tenere alcuni eventi olimpici a Londra. Alla fine, gli atleti britannici non rispettarono il volere della Thatcher e andarono ai Giochi. Gli Stati Uniti e altri Paesi invece li boicottarono. La coppia si scambiò anche molte lettere sulla presa di ostaggi in Iran, in cui emerse la frustrazione crescente di Carter per il fallimento dei negoziati per la fine della crisi, che si trascinò per 444 giorni: "Ho bisogno del vostro aiuto per far capire alle autorità iraniane la gravità della loro continua violazione del diritto internazionale e dei diritti umani", dice alla Thatcher a marzo, chiedendole di parlare con l'Iran se avesse avuto "canali a disposizione". In un'altra lettera, Carter dice di attribuire "grande importanza alla nostra corrispondenza personale, l'ampiezza e il candore di questo scambio epistolare mi è molto utile". La Thatcher, dal canto suo, mostra simpatia verso il leader americano. In una telefonata di aprile: "Ciao Jimmy, sono Margaret – il primo ministro britannico si mostra preoccupata -. Stai bene, vero? Sembri un po', be', non mi sorprende,sembri un po' preoccupato". Le carte non riportano alcun riferimento alle elezioni presidenziali del novembre 1980, che avrebbero visto la vittoria di Reagan. Collins speiga che la 'lady di ferro' era stata attenta a non mostrare una preferenza per uno o l'altro candidato. "Non ho dubbi – dice – che volesse la vittoria di Reagan, ma non lo disse mai, nemmeno privatamente. Fu molto, molto cauta". Anche interviste rilasciate dalla 'lady di ferro' alla rivista Woman's Own contengono scivoloni imprevisti. Il commento a bruciapelo della Thatcher sul fatto che detestasse la carta da parati vellutata del suo studio a Downing Street causò l'invio di una lettera da I.R. MacLeod dell'azienda Fabrelle Wallcoverings and Textiles che criticava il "riferimento potenzialmente dannoso al nostro tipo di prodotto" e chiedeva un incontro con il primo ministro. La lettera causò un picco di attività, con i dipendenti pubblici mobilitati per calcolare il costo della carta da parati, 288 sterline quando fu installata nel 1972 o 1973. Una lettera diplomatica fu mandata dall'ufficio stampa di Downing Street per ringraziare MacLeod e dire che il primo ministro era "grato per la sua offerta di discutere di questo argomento con gli interessati". Non ci sono prove però del fatto che l'offerta fosse stata accettata. Alla fine la Thatcher sostituì la carta da parati. E considerando i tempi duri per l'economia britannica, la pagò di tasca propria.