LAMPEDUSA (AGRIGENTO) – Il pomeriggio dell'1 maggio, sul molo di Lampedusa, quattro ragazzi appena sbarcati da un barcone proveniente dalla Libia hanno evidenti traumi sul volto: uno ha un livido sotto l'occhio sinistro, un altro ha un labbro gonfio e gli altri due dei lividi sul volto. Sono i segni di una colluttazione. I giovani raccontano ai medici presenti sul molo che a bordo e' avvenuta una rissa e spiegano il motivo. Ognuno ha una versione: dicono che sulla barca un loro coetaneo e' stato preso di mira perche', secondo alcuni migranti, portava jella e per questa ragione qualcuno aveva deciso di buttarlo in acqua. Un altro racconta che poco prima il giovane preso di mira aveva cosparso di una polverina il capo di alcuni profughi, un altro ancora sostiene che il ragazzo, dopo aver sparso la polverina, si sia buttato volontariamente in mare. Tutti, pero', concordano sul fatto che il malcapitato sia finito in acqua. A quel punto, raccontano i ragazzi ai medici, a bordo sarebbe scoppiata una rissa tra chi voleva abbandonare in acqua il compagno di viaggio e chi ne prendeva le difese e voleva salvarlo. Ma anche sull'esito della rissa le versioni sono contrastanti, e percio' non e' chiaro, dopo quei racconti, se alla fine il giovane sia stato tratto in salvo o meno. Una volta nel centro d'accoglienza, nel corso di un colloquio, un ragazzo di 16 anni riferisce la propria versione ai volontari di Save the Children, ora al vaglio degli inquirenti. E' sulla base di questo racconto, infatti, che la Procura di Agrigento ha avviato un'inchiesta, al momento ancora contro ignoti. Chi era sul molo quel pomeriggio, ricorda che non si e' trattato di uno sbarco sereno. I migranti erano turbati e non parlavano tra loro, come accade di solito.
