ROMA – Riduzione del numero dei contratti nazionale e una revisione del loro ruolo vero forme di tutela generale e meno prescrittiva per favorire la contrattazione di secondo livello: e' quanto si ipotizza nella bozza di proposta della segreteria della Cgil sulla riforma del modello contrattuale di cui oggi si e' parlato nell'incontro tra le leader della Confindustria e della Cgil, Emma Marcegaglia e Susanna Camusso. Della riforma del modello contrattuale si discutera' domani in un incontro tra la segreteria Cgil e i segretari delle regioni, delle categorie e delle aree metropolitane del sindacato nel quale si fara' anche il punto sull'organizzazione dello sciopero generale proclamato per il 6 maggio. ''Un nuovo sistema contrattuale regolato, certo e inclusivo – si legge nel documento – puo' essere di supporto alla crescita della produttivita' aziendale e di sistema e a una piu' equa distribuzione del reddito''. Il nuovo modello auspicato dalla Cgil dovra' essere realizzato ''per via pattizia'' attraverso un accordo tra i sindacati e le parti datoriali e dovra' estendere la contrattazione di secondo livello ''a tutti i settori e le dimensioni di aziende e dei servizi mediante accordi aziendali, di gruppo, territoriali, di filiera o di distretto''. La Cgil che discutera' il documento nel direttivo gia' fissato per il 10 e l'11 maggio propone un modello che ''scongiuri'' la pratica degli accordi separati (pochi ma molto pesanti come quelli pubblici, dei metalmeccanici e del commercio per oltre sei milioni di lavoratori dipendenti) ''attraverso la certificazione del grado di rappresentativita' dei sindacati stipulanti e il rafforzamento delle verifiche di mandato negoziale prima della firma'' e garantisca la validita' erga omnes degli accordi ''attraverso un voto certificato dei lavoratori''. La Cgil ipotizza la cadenza triennale dei contratti (il sindacato non ha firmato l'accordo del 2009 che l'ha introdotta), chiede che si garantisca il mantenimento nel tempo del valore reale dei livelli retributivi ma anche l'estensione a delle tutele fondamentali ''a tutti i lavoratori stabili e atipici''. I contratti – si legge nel documento – definiranno gli orari massimi dei diversi settori e le forme certe e esigibili di flessibilita' compensata da contrattare, a seconda delle necessita' condivise, nei luoghi di lavoro''. Infine nel documento si da' spazio alla partecipazione con la possibilita' a livello aziendale o di gruppo di ''sperimentare forme di partecipazione del lavoro alla vita dell'azienda o dell'amministrazione''. .
