ROMA – Il Consiglio supremo militare egiziano ha respinto accuse rivolte all'Egitto dagli insorti libici del Consiglio nazionale di transizione, e riprese da diversi media arabi, di permettere ad Ahmed Qaddaf al Dam, cugino del leader libico Muammar Ghaddafi di vendere beni e proprieta' libiche in Egitto per reclutare mercenari e acquistare materiale bellico da inviare nell'est della Libia. I militari, al potere in Egitto dalla destituzione di Hosni Mubarak, hanno ricordato – riferisce oggi il giornale on line Al Masry al Youm – che a Qaddaf al Dam e' stato permesso di risidere in Egitto a condizione che non svolga alcuna attivita' politica e sottolineato la sua ''non interferenza'' negli affari interni libici e il loro ''attaccamento alla stabilita''' del Paese vicino. Parlando ieri alla tv satellitare Al Jazira, Mustafa Abdel Jalil, il presidente del Cnt, aveva denunciato le attivita' in Egitto di Qazzaf al Dam e chiesto al Consiglio militare e al governo del Cairo di intervenire. Aveva inoltre affermato, senza fornire altri dettagli, che una quindicina di egiziani sono stati arrestati nell'est della Libia. Per anni stretto collaboratore di Gheddafi- e tessitore dei rapporti fra Tripoli e il Cairo – Al Dam, di madre egiziana, era riparato in Egitto lo scorso febbraio e i media avevano riferito che aveva fatto defezione e chiesto asilo politico. Secondo quanto riferito da siti arabi, Qaddaf al Dam ha respinto le accuse, ribadendo di aver lasciato il suo incarico una volta uscito dalla Libia.
