ROMA 12 MAG Dopo intensi combattimenti gli insorti hanno conquis – ROMA, 12 MAG – Dopo intensi combattimenti, gli insorti hanno conquistato ieri l'aeroporto di Misurata, la strategica citta' a est di Tripoli assediata da oltre due mesi dalle forze governative. Un duro colpo per il regime di Muammar Gheddafi, del quale il governo italiano dice di non avere notizie e che secondo l'opposizione libica sarebbe fuggito giorni fa nel sud del Paese. Nella tarda serata di ieri tuttavia, dopo 11 giorni di assenza, la televisione di Stato libica ha mostrato immagini del colonnello durante un incontro con alcuni leader di tribu' libiche in un hotel di Tripoli, sostenendo che l'incontro si era svolto proprio in giornata (mercoledi'). Il rais, nelle immagini, indossa un abito tradizionale marrone e occhiali da sole. Si sente un uomo anziano mentre si rivolge a Gheddafi dicendo: ''Sarai vittorioso''. Non vi erano pero' date indicate e al momento non c'e' alcuna conferma indipendente che l'incontro si sia effettivamente svolto ieri. Sul terreno intanto, un corrispondente dell'Afp a Misurata ha riferito che i lealisti ieri hanno abbandonato dei carri armati ai quali gli insorti hanno dato fuoco, mentre centinaia di persone celebravano la vittoria nelle strade della citta'. La presa dello scalo della terza citta' libica, a 200 chilometri da Tripoli, potrebbe facilitare l'evacuazione degli abitanti e degli stranieri e l'invio di aiuti umanitari, che giungono ora solo via mare, dato che il porto e' sempre rimasto nelle mani degli insorti, nonostante i bombardamenti. Altri missili della Nato si sono poi abbattuti sulla parte orientale di Tripoli, mentre, malgrado le immagini trasmesse dalla tv libica, permane l'incertezza sulla sorte del colonnello, che non si fa vedere in pubblico 'dal vivo' ormai da 11 giorni: e' ferito, morto, o e' fuggito? Quest'ultima ipotesi sta prendendo piede fra gli oppositori. Il rais avrebbe lasciato Tripoli dopo il raid della Nato del 30 aprile in cui e' rimasto ucciso il figlio Saif al-Arab, e si nasconderebbe nel deserto di Ash Sharyf, nel sud della Libia, secondo un post pubblicato sulla pagina Facebook della 'Intifada del 17 febbraio'. Anche il vescovo di Tripoli, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, spesso interpellato dai media perche' in ottimi rapporti con il regime, ritiene che il colonnello abbia lasciato Tripoli, ma ha escluso che sia morto. Assicurano invece di non sapere dove si trovi Gheddafi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro degli esteri Franco Frattini. Frattini ha ribadito che il rais ''non è mai stato l'obiettivo della missione" militare internazionale e ha ipotizzato che un ordine di arresto della Corte Penale Internazionale (Cpi) contro di lui possa arrivare già entro la fine del mese. Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha pero' puntualizzato che e' legittimo bombardare un "luogo dal quale partono gli ordini per colpire i civili", quindi anche una base militare dove dovesse trovarsi il colonnello. Mentre i caccia della Nato continuano a martellare la Libia, il segretario generale dell'Onu, Ban ki-Moon, lancia un appello per un immediato cessate il fuoco fra lealisti e ribelli a Misurata e nel resto del Paese. Un appello sottoscritto dall'Alleanza atlantica, ma subito respinto dagli insorti. "Non ci fidiamo di Gheddafi. Non è il tempo per un cessate il fuoco perché lui non lo rispetta mai", ha detto un portavoce degli insorti, Zintan Abdulrahman, parlando al telefono con la Reuters. Comunque, assicurano gli anti-governativi, anche a Tripoli la gente si sta ribellando. ''Ogni giorno – secondo Mahmud al-Warfalli, portavoce del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), organo politico degli insorti – scoppiano violenti scontri, ieri e l'altro ieri è stata la volta di Suk Jumaa e Al Qabda", due sobborghi della capitale gia' teatro nei mesi scorsi di proteste anti-regime. Secondo la fonte, gli studenti dell'Università di Tripoli hanno "distribuito volantini che incitano alla rivolta e hanno dispiegato bandiere della rivoluzione".