BENGASI 17 APR Stupri e bombe a grappol – BENGASI, 17 APR – Stupri e bombe a grappolo, artiglieria sulla popolazione civile, blitz e sequestri nell'immenso deserto libico: le forze di Muammar Gheddafi, variegate e costituite in gran parte oramai da mercenari, si stanno macchiando, accusa la comunita' internazionale, di estese violazioni dei diritti umani, calpestando ogni 'legal agreement' per limitare tali violazioni e abusi nelle zone di guerra. Tanto che anche gli Stati Uniti sarebbero impegnati a cercare un Paese che possa ospitare il rais, che a questo punto impedisce ogni tipo di negoziato e mediazione con gli insorti del Comitato transitorio. Il britannico Sunday Times oggi accusa le forze del rais di un "uso sistematico" degli stupri, addirittura di essere riforniti di Viagra per portare a compimento tale "strategia bellica". Ma a Bengasi, fonti ospedaliere smentiscono: "Non registriamo casi simili da un po' di tempo, non abbiamo ricevuto nessuna denuncia", dicono. Nella 'capitale' dei ribelli sono arrivati anche i feriti di Misurata, continuano le fonti, "avremmo saputo di cose del genere". Alcuni insorti in ogni caso sostengono (e quindi confermano) che nelle scorse settimane a Ajdabiya, e forse anche a Brega, ci sono stati stupri, gia' diventati caso internazionale a Tripoli in occasione del blitz di una donna nell'albergo dove erano ospitati i giornalisti stranieri: "Mi hanno stuprato in 15, solo perche' ero di Bengasi", denuncio', prima di essere di fatto aggredita dalla forze di sicurezza. Sul piano piu' propriamente militare, continua l'assedio di Misurata, dove oggi si sono registrati altri sei morti e numerosi feriti a causa del bombardamento di artiglieria che ha colpito la citta', e continua dal porto di Bengasi l'afflusso di aiuti, armi e soldati per "salvare la citta' martire". A sud invece, resta incerta la situazione al fronte, oramai consolidato a circa 40 km da Ajdabiya in direzione ovest, verso Marsa el Brega. Stamani, i ribelli hanno subito prima un bombardamento a colpi di missili Grad poi un vero e proprio raid, con oltre un centinaio di soldati del rais che a bordo dei pk si sono fatti strada verso il centro. La reazione dei ribelli e' stata immediata, in citta' per diverse ore si sono registrati veri e propri scontri seppure a distanza. Nel pomeriggio i ribelli hanno infine riconquistato l'aerea e messo in sicurezza la citta'. Nelle strade pero', deserte da settimane, la tensione era altissima, e i giornalisti arrivati da Bengasi sono stati sottoposti a numerosi controlli, perlopiu' da ragazzi terrorizzati dall'idea di trovarsi di fronte degli infiltrati. Alla fine, i ribelli si sono riposizionati all'ingresso ovest della citta'. Da Bengasi, almeno 300-400 soldati inquadrati nelle milizie dei ribelli sono partiti alla volta della citta': si teme nella notte un nuovo blitz, anche se gli insorti sottolineano che da giorni l'intensita' del fuoco e' diminuita. Nel cielo volteggiavano anche oggi i jet della Nato, evidentemente a caccia delle postazioni di Gheddafi tra le dune. Ma il vento che spazza il deserto rende certamente le cose piu' complesse anche per i piloti dell'Alleanza. Ma a Washington pensano sia arrivato il momento di chiudere la partita, e fonti dell'amministrazione Obama cercano un paese che possa ospitare Gheddafi per il suo esilio. Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, che ha tentato una mediazione tramite l'Unione africana, ha chiamato il rais. Mistero fitto sul contenuto della telefonata: a Bengasi ci si scherza su, e molti sperano che Zumka abbia offerto al rais ospitalita' a Johannesburg. .
