New York (Usa) – Di seguito alcuni stralci della lettera inviata dal ministro degli Esteri libico Musa Kousa al presidente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, in cui si accusa la coalizione internazionale di aggressione militare nei confronti della Libia. Nella lettera, datata 19 marzo e ottenuta da Associated Press, Kousa chiedeva una riunione d'emergenza, che infatti è in corso a porte chiuse dalle ore 20. "Una cospirazione esterna sta colpendo la Jamahiriya libica e la sua unità e integrità territoriale. Autorizzando un'azione militare per proteggere i civili e imponendo una no-fly zone, il Consiglio di sicurezza ha spianato la strada per un'aggressione militare sul territorio della Libia". Kousa accusa la Francia e gli Stati Uniti di aver bombardato "alcuni siti civili, violando così tutte le norme e regole internazionali, prima di tutto lo statuto delle Nazioni unite, che vietano interventi negli affari interni dei Paesi membri". Nella lettera il ministro chiede di convocare un "incontro di emergenza per fermare queste aggressioni". Nel meeting di stasera si discuterà però anche di un'altra lettera, inviata da Kousa al Consiglio di sicurezza il 17 marzo scorso, prima dell'approvazione della risoluzione che ha imposto la no-fly zone, e ottenuta da Associated Press. Ecco il testo. "Le azioni della Libia sono una risposta legittima contro il terrorismo. Noi stiamo cercando di difenderci e di prevenire che il terrorismo proliferi nella regione del Mediterraneo e che al-Qaeda si infiltri in Europa, nell'ambito degli accordi sull'antiterrorismo di cui facciamo parte". Nella stessa lettera inoltre Kousa critica tanto la bozza della risoluzione Onu 1973 (approvata poi il 17 marzo), quanto la precedente risoluzione del 26 febbraio con cui venivano imposti l'embargo sulle armi alla Libia e divieto di viaggi e congelamento di beni per Gheddafi e i rappresentanti del suo regime. "Queste decisioni vanno oltre il mandato del Consiglio e creano un precedente pericoloso" si legge nella lettera, in cui inoltre Kousa chiede perché il Consiglio di sicurezza non sia intervenuto in maniera simile in altre situazioni di conflitto tra uno Stato e gruppi armati, come nel caso di Palestina, Cecenia, Kashmir, Algeria e dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) in Sudan e Uganda.