MILANO – Rischio di nuova bolla speculativa oppure fenomeno temporaneo destinato a sciogliersi come neve al sole. E' il dubbio che attanaglia molti investitori, che anche oggi hanno scelto di acquistare Linkedin al Nyse, dove il titolo e' ancora in rialzo, dopo il debutto record della vigilia, quando le azioni del social network hanno raddoppiato il loro valore rispetto al collocamento di 45 dollari ad azione. Una corsa che qualcuno spiega con il tentativo degli investitori di scrollarsi di dosso le ansie della crisi che ha colpito in primis il settore bancario, contagiando poi l'intera economia Usa e dei paesi avanzati. Ieri il titolo e' balzato in poche ore da 45 dollari a 94,25 dollari per azione, toccando anche una punta di 122,7 dollari, con un rialzo di quasi il 110% e una capitalizzazione di 9 miliardi di biglietti verdi. Quanto basta per accendere i riflettori di nuovo sulle cosiddette 'dot.com', le societa' della new economy protagoniste di una corsa inarrestabile dal lontano 1994, con la quotazione di Netscape, fino all'11 settembre 2001, con l'attacco alle Torri Gemelle. Gli ingredienti per costruire un nuovo caso di speculazione sui mercati non mancano, dato che proprio nel settore delle cosiddette 'start up', le compagnie nate dal nulla con l'aiuto del venture capital, negli Usa si sono raccolti nel 2010 complessivamente 1,38 miliardi di dollari attraverso le quotazioni in borsa, il 47% in piu' rispetto al 2009. Un nuovo interesse per i titoli tecnologici che, secondo l'ex segretario al Tesoro Usa Lawrence Summers, gia' professore ad Harvard e direttore del National Economy Council, e' da legare al crollo dei titoli finanziari nei due anni di crisi tra il 2007 e il 2009. ''Chi avrebbe mai potuto immaginare – si e' chiesto Summers, secondo quanto riporta Bloomberg – che l'interesse per ogni attivita' finanziaria americana, solo due anni dopo la crisi, si sarebbe tramutato in bolla?''. Secondo l'ex segretario Usa ''quell'interesse sta crescendo sempre di piu' verso la tecnologia americana, piuttosto che su altri settori''. Ma i dubbi non mancano, perche', secondo un gestore di Capital Management di Fort Lee (New Jersey, Usa) che ha acquistato azioni del noto social network, ''Linkedin potrebbe non essere in grado di reggere a lungo il valore di mercato raggiunto ieri''. ''A 100 dollari per azione – e' il suo ragionamento – e' difficile trovare un compratore'' visto che in borsa il titolo ''e' andato ben oltre le nostre aspettative''. ''Sarei molto sorpreso – ha proseguito il gestore – se continuasse a tenersi ad un livello di capitalizzazione di 10 miliardi di dollari''. Il balzo di Linkedin, del resto, ha qualche precedente famoso: Yahoo! guadagno' il 154% nel giorno del debutto nel 1996, mentre Netscape era salito del 100% un anno prima. Piu' tardi, nel 2004, Google se la cavo' con un +18%, mentre il produttore di software Vmware riusci' a salire del 76% al suo debutto in borsa nel 2007. La cinese Quibo 360 Technology, attiva nel settore degli antivirus e dei browser, ha guadagnato quest'anno il 134% nel suo primo giorno al Nyse. Secondo le valutazioni della casa d'investimento Stifel Nicolaus, la corsa di Linkedin non e' destinata a durare a lungo a causa del basso flottante del titolo: a fronte di 7,8 milioni di azioni collocate con l'Ipo, gli scambi hanno toccato ieri 30 milioni di pezzi. Dietro questa corsa, inoltre, ci sarebbe una sovrastima sui ricavi del social network. Ieri Linkedin ha raggiunto una capitalizzazione di 9 miliardi di dollari, pari a 24 volte le stime sui ricavi del 2011, basate sui dati del primo trimestre, e oggi si e' portato a 9,6 miliardi. Lo stesso multiplo, applicato a Facebook, porterebbe il social network che si deve ancora quotare ad un valore di mercato di 95 miliardi, contro gli attuali 70 miliardi indicati dal private equity e i 35 di un anno fa.