La Cassazione ieri ha reso definitiva la condanna a cinque anni di carcere per il consigliere regionale della Lombardia Massimo Guarischi, del Pdl, che oggi, dopo quasi 10 anni di silenzio, ha deciso di parlare.
«Questa sentenza – ha detto – è una follia giuridica. È un omicidio politico premeditato, perché si basa non su prove certe ma su teoremi e supposizioni». Guarischi, che a questo punto decadrà dalla sua carica istituzionale anche se non rischia la carcerazione, ha però annunciato che farà ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, «per un motivo semplice, perché questo provvedimento è una vergogna per il nostro paese».
«In tutti questi anni – ha proseguito – ho sempre sperato che qualche giudice mettesse gli occhiali del buon senso e non del pregiudizio. Purtroppo non è stato così e anche ora non è stato tenuto conto di uno, dico uno, dei punti del ricorso in Cassazione nel quale sono state segnalate una ventina di violazioni procedurali».
Massimo Guarischi venne coinvolto, con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e turbativa d’asta, in un’inchiesta della Procura di Milano che riguardava una serie di irregolarità negli appalti per le opere di riassetto idrogeologico in Lombardia rese necessarie dopo le alluvioni del 1996 e 1997. Nel 2000 fu anche arrestato.
Ieri, però, dopo il provvedimento della Suprema Corte ha ammesso di essersi levato un gran peso: «Sono contento che sia finita, in quanto la cosa peggiore sono stati questi dieci anni di graticola continua». Situazione che lo ha portato anche a decidere di abbandonare la politica: «Ho chiuso per sempre, lavoro come libero professionista e basta».
Poi è ritornato a parlare della sua vicenda e del motivo per cui ha bollato la sentenza che rende definitiva la sua condanna come un «omicidio politico premeditato».
«Perché – ha ribadito – mi hanno accusato di corruzione quando la corruzione non c’é mai stata. Perché non mi hanno concesso le attenuanti generiche nonostante fossi incensurato e questo per arrivare a darmi i cinque anni e compiere l’omicidio politico. Perché insieme a me c’erano una cinquantina di imputati, ma alla fine l’unico ad essere condannato sono stato io che sono un politico».
E allora Guarischi con amarezza ha concluso: «Ho l’animo sereno per un semplice motivo: sono consapevole di essere nel giusto e di non aver commesso alcun reato. Sono anzi convinto che, se mai c’é stato, il reato l’ha commesso chi mi ha giudicato: è stata rovinata la vita non solo a una persona, ma a un’intera famiglia, senza un motivo».
