GERUSALEMME – Nel suo discorso odierno il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rivolto anche un chiaro messaggio a Israele e ai Palestinesi, perche' ''e' piu' urgente che mai'' che il conflitto israelo-palestinese giunga a una conclusione. Cominciato quasi 18 anni fa con gli accordi di Oslo, il dialogo fra le due parti da anni non registra progressi significativi. Questi i punti chiave da risolvere. STATO PALESTINESE – I palestinesi intendono uno Stato pienamente sovrano su tutta la Cisgiordania, Gerusalemme est, e la striscia di Gaza, entro i confini di prima della Guerra dei Sei Giorni del 1967. Israele pensa a un'entita' a sovranita' limitata e senza forze armate, esige ''efficaci misure di sicurezza'' sul terreno, e vuole anche il controllo di alcune aree strategiche e dello spazio aereo. Questione cruciale e' quella delle COLONIE EBRAICHE. Nel 2000 l'allora premier Ehud Barak aveva offerto il ritiro di Israele da oltre il 90% della Cisgiordania e scambi ineguali di territori. Il predecessore di Netanyahu, Ehud Olmert, secondo fonti di stampa israeliane, era arrivato a offrire il 95% piu' un altro 5% di territorio israeliano in cambio dell'annessione di aree cisgiordane dove si trovano molte colonie, per una uguale superficie complessiva. I palestinesi non si opporrebbero a uno STATO SMILITARIZZATO, rifiutano una presenza israeliana ma si dicono disposti ad accettare forze Nato a garanzia della loro sicurezza. Non escludono molto limitate rettifiche di confine. RICONOSCIMENTO DI ISRAELE COME STATO EBRAICO – L'attuale premier israeliano Benyamin Netanyahu pare molto insistere su questo punto, nel chiaro intento di sventare la richiesta palestinese del DIRITTO AL RITORNO alle loro case dei profughi del 1948, il cui numero, discendenti inclusi, e' ora stimato in quattro milioni. Passati governi israeliani non hanno escluso un rientro scaglionato di poche decine di migliaia nel quadro di un accordo di pace che ponga pero' fine a ulteriori rivendicazioni. E' una richiesta che i palestinesi rifiutano nettamente. GERUSALEMME EST – Per molti e' la questione piu' spinosa, su cui si scontrano le passioni religiose e nazionalistiche piu' profonde delle due parti. I palestinesi vedono nell'intera Gerusalemme est la futura capitale del loro Stato. Israele, che ha occupato la parte orientale con la guerra del 1967 e poi proclamato l'intera citta' sua capitale, non pare piu' escludere una spartizione entro confini da concordare. Olmert e' stato il premier che si e' forse mostrato piu' flessibile in materia, Netanyahu sembra esserlo molto meno. CONTROLLO FONTI D'ACQUA – Parte delle falde acquifere sfruttate da Israele si trovano anche in Cisgiordania. I palestinesi ne rivendicano il controllo. Israele propone una gestione congiunta.
