ROMA – ''Dopo l'arresto di Riina ho contattato Vittorio Mangano, il cosiddetto stalliere di Arcore perche' si facesse portavoce di alcune nostre richieste presso Dell'Utri e Berlusconi''. Lo ha detto il pentito Giovanni Brusca, deponendo al processo al generale dei Carabinieri, Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia. ''Lui – ha aggiunto – era contentissimo di poterci ristabilire i contatti e ci spiego' che si era licenziato dall' impiego ad Arcore per non creare problemi a Berlusconi, ma che tutto era stato concordato anche con Confalonieri e che aveva ancora con loro buoni rapporti''. A fare da tramite tra Mangano e l'allora imprenditore Berlusconi sarebbe stato un personaggio che aveva la gestione delle pulizie alla Fininvest. L'episodio risale alla fine del '93. ''Gli volevamo chiedere – ha spiegato – tra l'altro, di attenuare i rigori nei trattamenti dei detenuti a Pianosa e Asinara e di alleggerire il 41 bis''. Brusca ha poi aggiunto di avere detto a Mangano, affinche' questi lo riferisse a Dell'Utri in modo tale da fornirgli ''un'arma politica'', che la sinistra sapeva tutto sulle stragi mafiose del '92 e del '93''. Dopo un mese Mangano sarebbe tornato con la risposta di Dell'Utri che gli avrebbe detto: ''Vediamo cosa si puo' fare''. Confermando quanto gia' dichiarato ai pm, Brusca ha ribadito di avere saputo da Mangano che dopo il contatto ''erano contenti''. ''Non mi disse – ha concluso – a chi si riferiva''. Brusca, infine, ha ammesso di non avere avuto piu' notizie sui contatti tra Mangano e i suoi referenti in quanto lo stalliere di Arcore venne poi arrestato.