Mafia, processo De Mauro: pm chiede ergastolo per Riina. 2 piste convergenti

PALERMO – Mauro De Mauro fu stritolato da due piste ''convergenti'': il caso Mattei e il tentato golpe Borghese. La regia era dei poteri forti ma fu la mafia a rapire e uccidere il giornalista il 16 settembre 1970. Per questo il pm Antonio Ingroia ha chiesto ora l'ergastolo per Toto' Riina, unico sopravvissuto del triumvirato che a quel tempo governava Cosa nostra. La ''complessita' dei moventi'' e' stata messa dall'accusa in relazione diretta con la figura di De Mauro, un ''pioniere del giornalismo d'inchiesta'' ma anche un cronista ''scomodo, coraggioso e curioso della verita'''. Ingroia, che ha concluso oggi la sua requisitoria, ha ripercorso le tappe dell'inchiesta che da oltre 40 anni cerca la verita' ma e' frenata da molte operazioni di depistaggio. L'accusa ha puntato il dito soprattutto sui carabinieri che avrebbero coltivato inesistenti ''piste alternative'' come quella sul traffico della droga. Alla fine l'inchiesta, piu' volte chiusa e riaperta, si e' concentrata su due moventi principali. Negli ultimi tempi, ha ricordato il Pm, il giornalista era impegnato nella ricostruzione delle ultime ore di vita del presidente dell'Eni, Enrico Mattei, prima che il suo aereo precipitasse la sera del 26 ottobre 1962 a Bascape'. Fu un sabotaggio riconducibile a un ''complotto'' che avrebbe unito uomini del potere politico-economico e ambienti di Cosa nostra. De Mauro potrebbe essere stato eliminato ''per evitare lo svelamento della trama''. Ne avevano interesse sia la mafia sia gli ambienti dell'economia e della finanza italiana. La tesi si fonda sui risultati dell'inchiesta della magistratura di Pavia e sulle rivelazioni del pentito Francesco Di Carlo. L'altro movente ''convergente'' e' quello del golpe Borghese. De Mauro avrebbe avuto conoscenza sin dalle fasi preparatorie di un progetto eversivo nel quale erano coinvolti uomini dei servizi di sicurezza, ambienti neofascisti e gruppi mafiosi. Il cronista sarebbe stato informato da fonti ''interne'' al giro neofascista, con il quale aveva mantenuto legami grazie ai suoi trascorsi giovanili nella Repubblica di Salo' e nella X Mas di Junio Valerio Borghese. Avrebbe anche raccolto le confidenze del boss Emanuele D'Agostino che incontrava al circolo della stampa. D'Agostino, pure vittima della ''lupara bianca'', avrebbe partecipato alle fasi operative del sequestro e dell'uccisione del cronista. Un fondamentale contributo di conoscenza e' venuto da Rosario Naimo, l'ultimo pentito di Cosa nostra.

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