Mediatrade: dopo 8 anni Berlusconi parla ai giudici

MILANO 2 MAG Era da otto anni – MILANO, 2 MAG – Era da otto anni che Silvio Berlusconi non prendeva la parola in veste di imputato in un processo. Dai tempi del dibattimento Sme quando, il 17 giugno 2003, nell'aula magna del palazzo di giustizia di Milano, rese una lunga dichiarazione spontanea davanti ai giudici. Quei giudici che ancora oggi ha attaccato fuori dal processo, proprio mentre per la terza volta nel giro di un mese varcava la soglia del Tribunale. In tarda mattinata, all'udienza preliminare per il caso Mediatrade, il premier, davanti al gup Maria Vicidomini, per qualche minuto si e' rispolverato imprenditore e ha reso dichiarazioni spontanee. Ha gettato i panni di Presidente del Consiglio per vestire quelli di chi, per una vita, si e' occupato di televisione, come ha raccontato chi era in aula per dire che non si e' trattato di un intervento costruito a tavolino. E cosi', per pochi attimi, Berlusconi e' entrato nel merito della vicenda per cui rischia di finire alla sbarra con le accuse di appropriazione indebita e frode fiscale. L'occasione per parlare del mercato internazionale dei diritti tv e dei loro prezzi, – per i pm Fabio De Pasquale e Segio Spadaro ''gonfiati'' per creare fondi neri – sono state altre dichiarazioni spontanee, quelle rese dall'ex manager del gruppo Gabriella Ballabio, anche lei imputata, e una parte dell'intervento di Roberto Pisano, difensore di Frank Agrama, il produttore-intermediario statunitense definito dagli inquirenti suo ''socio occulto''. Per circa tre ore, il capo del Governo, arrivato a udienza appena cominciata, dopo aver salutato tutti (questa volta senza strette di mano ai pm), ha ascoltato in silenzio – e' solo uscito dalla stanza per una telefonata arrivata da Palazzo Chigi – seduto in seconda fila vicino ai suoi legali e poi, prima di lasciare l'aula ha chiesto la parola: ''A conferma di quanto l'avvocato ha rappresentato dichiaro che effettivamente gli intermediari svolgevano un importante ruolo commerciale e cioe' quello di farsi carico di tutta quella attivita' di distribuzione di diritti televisivi sul mercato italiano, francese e altri, che le majors non erano attrezzate per svolgere direttamente''. Inoltre, nello specifico, ha sottolineato, come e' stato riferito, non solo che la trasmissione del materiale e il doppiaggio dei film destinati alla tv erano attivita' di cui si faceva carico l'intermediario e ''assai rilevanti rispetto alla cessione dei diritti'', ma anche che i prezzi erano regolari. E se erano alti cio' era dovuto all'''alea'' che si assumevano gli intermediari rispetto alle reti televisive private, e magari appena nate, a cui rivendevano gli stessi diritti. Gabriella Ballabio, a cui e' stato contestato di aver aperto a suo nome, ma nella disponibilita' di fiduciari di Agrama, un conto in svizzera su cui sarebbero stati versati parte dei 34 milioni di dollari frutto dell'appropriazione indebita ( denaro che, si ipotizza, sarebbe stato accumulato tra il 2002 e il 2005 con la compravendita a prezzi ''gonfiati''), ha invece spiegato che non si e' trattato di ''mazzette'' ma di soldi ''legittimi'', ricevuti in cambio di consulenze fornite nel tempo libero al produttore-intermediario in quanto lei, allora, era uno dei massimi esperti del settore in Italia. In piu', l'ex manager del gruppo ha cercato di smontare la consulenza tecnica dei pm sostenendo che i prezzi dei diritti tv indicati come eccessivi non sono stati paragonati con quelli del mercato italiano ed europeo. Per lei il suo legale, Nerio Dioda', ha chiesto il proscioglimento nel merito cosi' come e' stato chiesto per il banchiere Del Bue da parte dell'avv. Giorgio Perroni. Quest'ultimo, poiche' il reato di riciclaggio di un milione di dollari e' stato contestato al suo assistito a Lugano, ha sollevato anche il difetto di giurisdizione. Quanto ad Agrama, l'avvocato Pisano, ha parlato di accuse ''inconsistenti'' ritenendo che non fu intermediario fittizio ma che svolse un'effettiva attivita', avvalendosi anche di uno staff di un centinaio di persone, non solo con Mediaset e Mediatrade-Rti, ma con molte altre reti (Rai compresa) italiane ed europee. E, tra l'altro, ha precisato che i prezzi d'acquisto, decisi da appositi organi collegiali del gruppo, erano quelli di mercato. Anche Pisano ha chiesto il proscioglimento nel merito e in subordine la prescrizione per alcuni reati e di conseguenza il trasferimento del procedimento a Roma. Mentre la difesa di Berlusconi si e' opposta all'acquisizione di due testimonianze chiesta dai pm. L'udienza e' stata aggiornata al prossimo 30 maggio. Continuano le difese. .

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