Torino – Di seguito il riepilogo della situazione nei Paesi del Medioriente e del Nordafrica. SIRIA. Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco su abitanti di villaggi che stavano cercando di entrare a Daraa, nel sud del Paese, uccidendo almeno 15 persone. Secondo testimoni e gruppi per i diritti umani, solo oggi sono 42 le vittime delle repressioni del regime del presidente Bashar Assad. Nonostante le violenze e le minacce delle autorità, migliaia di manifestanti sono scese in strada a Barzeh, un sobborgo di Damasco, nel quartiere Midan della capitale, a Banias, Latakia, Raqqa, Hama e Homs. I media hanno riferito che 238 siriani sono fuggiti dalle violenze in Turchia, nella provincia di Hatay. Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sanzioni su tre ufficiali di alto grado siriani, Maher Assad, fratello del presidente Bashar Assad, Atif Najib, cugino di Assad e Ali Mamluk, capo dell'intelligence. Ad essere sanzionata anche l'agenzia di intelligence siriana, nonché la Guardia rivoluzionaria iraniana. LIBIA. Le truppe di Muammar Gheddafi hanno inseguito i ribelli libici oltre il confine con la Tunisia, provocando lo scoppio di scontri terminati soltanto quando i militari tunisini hanno respinto i combattenti al di là della frontiera. Le autorità tunisine hanno informato i libici della loro estrema indignazione e hanno chiesto misure per porre immediatamente fine alle violenze. La Nato ha riferito di aver intercettato alcune imbarcazioni del regime di Muammar Gheddafi mentre piazzavano mine antinave nel porto di Misurata. Alcuni soldati che cercavano di minare il porto sarebbero stati catturati. Le truppe governative hanno continuato a bombardare la città assediata, uccidendo otto persone.YEMEN. Agenti in borghese hanno aperto il fuoco sui manifestanti che chiedevano le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, nella città portuale di Hodeida, nell'ovest del Paese, dove 5 persone sono rimaste ferite. Centinaia di migliaia di persone sono scese invece nelle strade della capitale per piangere le vittime della repressione. BAHRAIN. Dopo la condanna a morte di quattro manifestanti per l'uccisione di due agenti, Sheik Isa Qassim, uno dei più importanti religiosi sciiti in Bahrain, ha avvertito che le tensioni nel Paese potrebbero aggravarsi ulteriormente. Secondo Qassim, che ha parlato a migliaia di fedeli durante la preghiera del venerdì, il verdetto della corte potrebbe aumentare la rabbia dalla maggioranza sciita, visto che le autorità non hanno condotto indagini simili sulle violenze nei confronti dei dimostranti.