ROMA – Aumento delle unioni di fatto, giovani in difficolta' nella ricerca del lavoro e della casa, crisi economica: sono queste le cause principali che per l'Istat hanno portato gli italiani a decidere di non sposarsi o di farlo piu' tardi. Le unioni di fatto sono sempre piu' diffuse, superano il mezzo milione (2007), un dato – sostiene l'istituto centrale di statistica – confermato anche dall'incidenza di bambini nati al di fuori del matrimonio è in continuo aumento e raggiunge il 21,7% del totale dei nati nel 2009. La situazione e' stata ''amplificata nel biennio 2009-2010 da una congiuntura economica sfavorevole che, verosimilmente, ha contribuito ad accentuare un diffuso senso di precarietà e di incertezza. La peculiarità del 2009 consiste, quindi, nell' accentuarsi della tendenza alla diminuzione e alla posticipazione delle nozze: la propensione a sposarsi prima dei 35 anni è diminuita in un solo anno di circa del 7% sia per i celibi che per le nubili, valore più che triplicato rispetto a quello osservata tra il 2008 e il 2007''. Tuttavia, l'Italia è in linea con quanto rilevato in altri paesi sviluppati. In Spagna, ad esempio, tra il 2009 e il 2008, si è registrato un decremento di quasi 20.000 unita' (-11%). Nel 2009, il numero di matrimoni in Inghilterra e Galles è stato particolarmente esiguo (dato provvisorio pari a 231,490), il livello più basso toccato dopo la flessione osservata nel 1985. Anche gli Usa sono stati colpiti dalla crisi dei matrimoni, diminuiti, nel biennio 2008-2009: sono passati dal 7,3 per mille abitanti del 2007 al 6,8 del 2009.
