CITTA' DEL VATICANO – A tre anni di distanza dalla liberalizzazione della messa in latino decisa da Benedetto XVI, il Vaticano pubblica i ''decreti attuativi'' della nuova normativa in materia, rivolti alle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Una raccomandazione centrale nel nuovo testo e' che i fedeli che chiedono di celebrare in latino ''non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestino contrari alla validita' o legittimita' della forma ordinaria e/o alla autorita' del Papa come Pastore supremo della Chiesa universale''. Il documento pubblicato oggi e' la ''Istruzione sulla applicazione del ''motu proprio'' ''Summorum Pontificum'' del 7 luglio 2007'', che ricorda gli intenti della liberalizzazione: ''offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell'uso piu' antico, considerata tesoro prezioso da conservare''; ''garantire e assicurare realmente, a quanti lo domandano, l'uso della 'forma extraordinaria'''; ''garantire la riconciliazione in seno alla Chiesa''. L'Istruzione ribadisce la competenza dei vescovi diocesani per l'attuazione del Motu proprio, e che in caso di controversie giudichera' la Commissione ''Ecclesia Dei''. Chiarisce inoltre il gruppo di fedeli che desidera poter assistere alla celebrazione in forma straordinaria non deve essere necessariamente costituito da persone appartenenti alla stessa parrocchia, ma anche da persone di parrocchie diverse o addirittura diverse diocesi. L'Istruzione vaticana raccomanda ''generosa accoglienza'' verso questi gruppi di fedeli o verso i sacerdoti che chiedano di celebrare occasionalmente in tal forma con alcuni fedeli: ''il parroco o il rettore di chiesa o il sacerdote responsabile di una chiesa – recita l'Istruzione – ammettano tale celebrazione, seppur nel rispetto delle esigenze di programmazione degli orari delle celebrazioni liturgiche della chiesa stessa''. Il prete che voglia celebrare la forma straordinaria della messa, per essere ''idoneo'' ''non deve avere impedimenti dal punto di vista canonico'', ''deve conoscere sufficientemente bene il latino e conoscere il rito da celebrare'' e per questo si incoraggiano i vescovi a ''rendere possibile nei seminari una formazione adeguata a tal fine'', con la possibilita', qualora manchino sacerdoti idonei, di ricorrere alla collaborazione di ''sacerdoti degli Istituti eretti dalla Commissione 'Ecclesia Dei' (che usano normalmente la forma straordinaria)''. Il documento conta sulla ''saggezza pastorale dei vescovi'' e insiste molto sullo ''spirito di comunione ecclesiale'' che debbono avere tutti, fedeli, sacerdoti e vescovi, ''affinche' la finalita' di riconciliazione, cosi' presente nella decisione del Santo Padre, non venga ostacolata o frustrata, ma favorita e raggiunta''.
