I 267 cittadini che hanno comprato un box in via Govone, zona Mac Mahon, attendono da gennaio 2007 di firmare l’acquisto di fronte a un notaio. Dopo due anni e 3 mesi di ritardo sui lavori si apprestano, finalmente, ad usare il loro garage.
La situazione è ben peggiore in Piazza Risorgimento dove gli acquirenti, che si sono rifiutati di cedere ad aumenti di prezzo del loro garage, sono pronti ad andare in Tribunale per far valere i propri diritti.
Nuove perizie danno delucidazioni su come si sta gestendo l’affare box: dal 2001 l’«interesse pubblico» di ridurre il traffico ha dato il via a oltre duecento cantieri per parcheggi sotterranei, un giro d’affari da oltre un miliardo di euÂro, finito per lo più in mano a 5 grossi gruppi di costruttori. Con un sistema di regole che garantiva sentieri e scorÂciatoie.
La procedura era la seguente: prima di tutto una gara d’appalto. I vincitori erano, quasi sempre, le aziende che si proponevano per prime. Secondo passo la fissazione dei prezzi medi a cui vendere i box. I cittadini accorrevano e presentavano la loro offerta.
A questo punto spuntavano misteriosamente una vasta gamma di ‘lavori imprevisti’ ed il prezzo saliva di 1o, 20, 50 per cento. Con il passaggio di consegne, da Albertini a Moratti, purtroppo le problematiche non sono diminuite.
La città è martoriata dai lavori. Questa è la ragione per la quale il Comune di Milano dice no agli aumenti: «Si ritiene che l’operatore non possa avanÂzare richieste di danni a fronte di proÂlungamenti dovuti a una sua carente organizzazione del cantiere».
In sinteÂsi: aziende che prima avevano mano liÂbera nell’allungare i lavori e alzare i coÂsti, oggi si trovano di fronte il muro di Palazzo Marino. Risultato: due anni di braccio di ferÂro e rogiti non ancora firmati.
Impazzano le proteste dei cittadini: «Questo tirare in lungo è una sorta di ricatto». Gli acquirenti «precari» oggi hanno paÂura: «Se i nostri box venissero pignoraÂti, perderemmo tutto».
