Sei palazzi uno accanto all’altro nella periferia Nord di Milano sono il centro del traffico di cocaina del capoluogo. Il “ghetto” come lo chiamano gli stessi abitanti e come si legge in una scritta di benvenuto impressa su un muro. Fra questi condomini dell’Azienda lombarda di edilizia residenziale si vende la miglior cocaina, la più buona, pura all’84 per cento. È anche la più costosa, dai 90 ai 100 euro al grammo. L’organizzazione dei boss del ghetto coinvolge tutti. I bambini del quartiere che giocano spensierati per strada o correndo in bicicletta sono le vedette che avvertono l’arrivo degli estranei in zona. Smettono di divertirsi, corrono agli appartamenti di insospettabili e incensurati residenti che conservano la droga nelle loro case. I boss tengono d’occhio la situazione rimanendo ben nascosti, si fanno ben volere, aiutano i familiari se qualcuno dei complici viene trovato e arrestato.
E come guardie all’imbocco della strada ci sono le sentinelle più feroci che si possa immaginare: pitbull incarogniti da notti passate appesi a un albero e allevati per essere l’arma da scagliare contro i poliziotti.