GENOVA – C'erano anche gli appalti per l'Expo di Milano 2015 nel mirino delle famiglie gelesi di Genova legate a Cosa Nostra. E' quanto emerge dalle intercettazioni delle conversazioni di Nunzio Di Gennaro, 56 anni, origini siciliane da tempo residente a Savona, arrestato nell'ambito della maxi operazione contro le cosche mafiose di Gela che ha portato all'arresto di 63 persone. ''Ci sara' tanto lavoro da fare in questi sei anni, e io potro' cosi' sistemare le cose e prendere una bella casa a Milano'', e' il passaggio di una conversazione di Di Gennaro riportata nelle ottocento pagine dell'ordinanza. ''Ho un'amico (secondo gli inquirenti Vincenzo Morso, ritenuto il capo di Cosa Nostra a Genova e arrestato questa mattina, ndr) che ci puo' fare prendere tanti appalti''. Frasi ripetute dall'imprenditore anche in altre occasioni. Con un amico, in particolare, Di Gennaro ricordava come su quegli appalti ci fosse gia' la mano della 'ndrangheta: ''No, con loro e' tutto a posto – dice nelle intercettazioni – ci siamo incontrati e abbiamo chiarito tutto grazie a Vincenzo. Quando lo hanno visto e riconosciuto dopo gli anni in carcere ci hanno pure offerto da mangiare''. Secondo l'accusa Morso avrebbe preteso su ogni appalto procurato a Di Gennaro circa il 40% degli utili.
