ROMA – Il mullah Mohammad Omar, la guida spirituale dei talebani afghani di cui oggi fonti afghane hanno annunciato la morte in Pakistan, subito smentita dai suoi seguaci, e' un personaggio di cui si sa poco, definito "senza volto" per le rare immagini che si hanno di lui. Il mullah Omar entro' in clandestinita' nella prima settimana del dicembre 2001, dopo la caduta di Kandahar. Abbandonata – forse a bordo di una motocicletta – la capitale spirituale del paese, da cui raramente si allontanava, trovo' rifugio tra le montagne al confine tra Afghanistan e Pakistan. Dopo la morte di Osama bin Laden, ucciso in un blitz nel suo bunker in Pakistan, le forze della coalizione internazionale in Afghanistan si sono concentrate nelle sue ricerca e sulla sua testa pende una taglia di 25 milioni di dollari. Nato nel 1959 nel villaggio di Nodeh da una famiglia di contadini, quando divenne mullah, Mohammad Omar apri' una scuola islamica e poi si uni' ai combattenti impegnati nella lotta contro l'occupazione sovietica, cominciata nel 1979. Ferito quattro volte, perse anche l'occhio destro, che tiene coperto con una benda. Con l'arrivo dei Taleban al potere, nel 1996, per sua volonta' inizio' il periodo delle proibizioni che fece precipitare il paese in un nuovo Medioevo con la sua visione radicale e primitiva dell'Islam. Omar e' anche responsabile degli scempi culturali commessi nel paese. Le sue vittime piu' illustri sono state le colossali statue dei Buddha del 7/o secolo d.C scavate nella roccia nella valle di Bamyan, fatte demolire nel marzo 2001. Il suo potere fu spazzato via dall'operazione militare "Enduring freedom" nell' ottobre 2001 dopo che l'allora leader supremo dei Taleban rispose ''no'' all'ultimatum lanciato dal presidente George W. Bush di consegnare lo sceicco del terrore Osama bin Laden, responsabile degli attentati dell'11 settembre negli Usa. Da allora il mullah Omar, nascosto tra le montagne, ha fatto sentire molte volte la sua voce con messaggi scritti o audio in cui ha sempre invitato i suoi sostenitori alla lotta ed ha respinto tutte le offerte di resa che gli sono state proposte. A gennaio di quest'anno si erano sparse voci che fosse stato colpito da un infarto ed operato in un ospedale di Karachi. L'informazione era stata pero' smentita dai talebani che l'avevano bollata come propaganda, come pure la notizia di un suo arresto in Pakistan, dove la sua presenza e' stata piu' volte segnalata.