MILANO – ''Nel mio paesino di 20 mila persone continuo a passare per quello che canta, invece di lavorare. E mi piace pensare che abbiano ragione''. Ripercorrendo la sua storia artistica e le motivazioni che spingono qualcuno a fare musica, Luciano Ligabue ha aperto con queste parole il suo incontro con gli studenti del Cpm music institute di Milano, dove gli e' stato consegnato stasera un diploma honoris causa. ''Scrivere canzoni e' un atto presuntuoso – ha detto, dopo aver ascoltato e applaudito un gruppo di studenti che eseguivano i suoi brani -, ma e' giustificato in parte dalla necessita' e dal bisogno di far sentire la propria voce, di doversi raccontare. E anche se canto invece di lavorare, nel mio ambito lavoro tantissimo, con una scrittura enorme e quasi quotidiana''. Il rocker di Correggio ha detto di apprezzare le canzoni in quanto ''strumento popolare che puo' sbattersene di ceti o religioni, con una potenza eversiva che le rende non catalogabili''. E ha confessato di sentire ''la responsabilita' di chi mi segue e ha delle alte aspettative'': ''La musica e' anche leggerezza e tutto e' legittimo – ha spiegato -, ma sto attento a non comunicare la ricetta facile del 'vaffanculo al mondo'''. In attesa del maxi-concerto al Campovolo (Reggio Emilia) del prossimo 16 luglio, il Liga ha raccontato ai ragazzi la genesi del suo ultimo disco 'Arrivederci, mostro!', album multiplatino giunto al quinto singolo: ''Ho lavorato con Corrado Rustici perche' mi sono stufato di produrre i miei album da solo, c'e' troppa responsabilita'. E ho trovato dei nuovi musicisti con cui siamo giunti a grande chiarezza sonora e finalmente si sente bene anche negli stadi. Con quelli vecchi c'era stato un logorio dei rapporti. Come nelle coppie, succede che passione e intesa calino''.