ROMA 12 MAG ''Tutto il corpo – ROMA, 12 MAG – ''Tutto il corpo diventa una cassa di risonanza'' racconta Evelyn Glennie, considerata la piu' dotata percussionista del mondo, chiamata dai direttori a suonare con grandi orchestre e per la quale i compositori fanno a gara a scrivere pezzi, e che, tutto questo, lo ha raggiunto senza riuscire ad ascoltare la musica, perche' e' sorda dall'eta' di otto anni. Ora e' in Italia, dove torna dopo sei anni, con un unico concerto al Teatro Olimpico, che chiude stasera la stagione dell'Accademia Filarmonica Romana. Arrivata ieri pomeriggio, nella strada dall'aeroporto all'albergo si e' fermata a comprare una serie di vasi da fiori di terracotta: ''Viaggiare con gli strumenti – spiega – puo' essere molto costoso. Per cui, all'occorrenza, mi arrangio con quello che trovo'', visto che suona di tutto, e suona tutto, dal complesso vibrafono 5/8 alle padelle di casa a catene e giocattoli o, come nel caso di stasera, vasi, con l'estro del momento ma, in genere, eseguendo sue composizioni, Con la stessa disinvoltura passa quindi a trascrizioni di Bach o Vivaldi, muovendosi come danzando, spesso a occhi chiusi, sempre a piedi nudi, ''perche' mi danno maggior connessione col suono che sto realizzando, con gli strumenti e, quindi, col pubblico, cui riesco a trasmettere quel che penso solo se prima riesco a percepirlo e interiorizzrlo io stessa''. Essere non udente per lei e' la normalita': ''Non ascolto musica di passatempo o per imprare brani che devo eseguire. Anche quelli che suono spesso, interpreto la partitura ogni volta come fosse la prima, perche' non ho una memoria uditiva di quel che sto facendo. E' il mio mondo, non conosco altro''. Per lei, che compira' 46 anni il 19 luglio, ci sono gli strumenti classici, quelli etnici, gli oggetti, ma li vive come fossero ''un tutt'uno, una cosa sola con la sala, l'ambiente in cui suona, e che risuona in sintonia col suo corpo, cosi' che in ogni luogo il concerto viene diverso''. A Roma incontra rappresentanti di associazioni di sordi, per i quali la Glennie e' un mito, e di altre disabilita', dai muti ai ciechi, e spiega allora che ''ognuno ha una sua frequenza cui e' piu' sensibile e che deve scoprire, partendo dalle piu' basse, che sono le piu' facili da avvertire, e quando l'ha scoperta la deve sviluppare, deve lavorraci coinvolgendo tutto il corpo''. Ma anche che, se vuole essere libero e indipendente, un sordo deve imparare a leggere il movimento delle labbra e non il sistema ghettizzante del linguaggio dei segni. Dino Gasperini, assessore alla cultura del comune, ascolta attento e commenta: ''La cultura, e la musica in particolare, sono un grande aiuto per chi vive situazioni di disagio o disabilita' e l'esempio di questa donna, che e' innanzitutto un artista, ha un grande valore''. ''Da bambina – ricorda – avevo imparato a suonare il piano e poi avevo fatto un anno di calrinetto, grazie alla scuola inglese in cui si poteva imparare uno strumento, dopo averne provati vari per scegliere il proprio. Quando poi ho sentito come risuonava in me il tipo di suono delle percussioni, ho scoperto che era quello che piu' rappresentava la mia interiorita'''. Certo per raggiungere i suoi risultati, l'impegno, l'esercizio e e soprattutto la concentrazione (''quando si suona esiste solo quello e si annulla tutto il resto'') sono essenziali, e poi il tutto vissuto come una sfida: ''voglio far arrivare le percussioni anche dove ancora sono messe in disparte, visto che sono una scoperta recente; per le percussioni si scrivono appositi brani da nemmeno cento anni''. .