Resistenze forti alla linea dura annunciata dall’esecutivo arrivano anche dalla Romania che si appella all’Europa e cerca di far leva sui buoni rapporti finora avuti con l’Italia per evitare provvedimenti troppo restrittivi rispetto alla libera circolazione dei cittadini comunitari. Al Viminale arriva il ministro dell’Interno di Bucarest Cristian David che non nasconde a Maroni le proprie perplessità sull’intenzione di limitare gli ingressi dei cittadini comunitari e di espellere chi non dimostra di avere mezzi di sostentamento adeguati. Circola l’indiscrezione che l’Italia voglia introdurre una sorta di visto per chiunque varca le frontiere in modo da limitare a un massimo di tre mesi la permanenza degli stranieri sul territorio. Ma poi appare chiaro che una limitazione di questo genere non potrebbe essere accettata in sede europea perché rappresenterebbe una violazione al trattato di Schengen e dunque si decide di applicarla soltanto agli extracomunitari. David chiede e ottiene la creazione di una commissione paritetica che serva a «trovare metodi pratici di cooperazione tra le due polizie, identificando i migliori mezzi più idonei per difendere i legittimi interessi dei cittadini italiani e romeni». Sottolinea «la presenza numerosa di italiani in Romania» e in particolare le «circa 25 mila imprese italiane che danno lavoro a circa 800 mila romeni».
Maroni pubblicamente assicura che «non ci saranno espulsioni di massa ma, visto che la responsabilità penale è personale, chi delinque sarà mandato via», spiega che «non esiste un’emergenza romena perché la comunità è bene integrata, però c’è un problema di sicurezza dei cittadini». L’incontro con l’ambasciatore libico Hafed Gaddur si conclude con un’intesa di massima sulla possibilità di effettuare controlli congiunti in mare in cambio dell’impegno dell’Eni a costruire almeno una parte dell’autostrada chiesta da Gheddafi. In serata Maroni sale al Quirinale. Subito dopo il governo si rimette al lavoro per preparare i provvedimenti.