ROMA 30 APR Non mi stanco di – ROMA, 30 APR – Non mi stanco di ripetere richiami a una maggiore coesione politica e sociale, perche' la coesione e' indispensabile per affrontare, nell'interesse nazionale, i gravi problemi comuni che incalzano: l' ''allarmante'' disoccupazione giovanile, i ritardi del Mezzogiorno, la riduzione del debito pubblico e la bassa crescita che sta impoverendo il paese. Continuero' a ripetere questi richiami che, anche se finora sono stati accolti con ''galateo istituzionale'', con ''ipocrisia istituzionale'', sostanzialmente sono stati disattesi. Con queste considerazioni Giorgio Napolitano ha celebrato al Quirinale la Festa del Lavoro che ricorre domani Primo Maggio. Ma non serve, ha detto, sottovalutare i miei richiami, poiche' ''e' ai fatti, e alle conseguenti responsabilita', che sempre meno si potra' sfuggire senza mettere a repentaglio quel qualcosa di piu' grande che ci unisce, quel comune interesse nazionale che non e' un ingannevole simulacro, e senza finire per pagare prezzi pesanti in termini di consenso''. Il capo dello Stato ha parlato fuori dai denti, limitandosi ad attenuare i passaggi piu' forti con domande retoriche. Ad esempio, ha detto: mi chiedo se le forze politiche e sociali hanno piena consapevolezza dei gravi problemi da affrontare; mi domando se sia inevitabile l'attuale grado di conflittualita' politica e sociale. Ha usato parole nette anche con i dirigenti sindacali, ospiti d'onore e con i quali si e' intrattenuto prima della cerimonia, ai quali ha chiesto di fare il massimo sforzo per ritrovare l'unita'. ''Amici delle organizzazioni sindacali – ha detto – permettetemi di esprimere preoccupazione crescente dinanzi al tradursi dei contrasti in reciproche animosita' e diffidenze, in irriducibili ostilita'''. Rinunciare allo sforzo di ricucire ''puo' portare solo al peggio'' i lavoratori e i loro rappresentanti. La cerimonia si e' aperta con la lettura dell'Art.1 della Costituzione (''L'Italia e' una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione'') recentemente oggetto di estemporanee richieste di revisione. Giuliano Amato ne ha illustrato la genesi e il significato repubblicano: afferma che solo con il lavoro e non con titoli nobiliari o altre distinzioni ci si puo' qualificare in democrazia, e percio' oggi occorre che la Repubblica sia ancor piu' fondata sul lavoro. ''E' proprio cosi', lo sentiamo tutti. Lo sviluppo economico – ha commentato Napolitano – e la sua qualita' sociale, la stessa tenuta civile e democratica del paese, passano attraverso un deciso elevamento dei tassi di attivita' e di occupazione, un accresciuto impegno per la formazione e la salvaguardia del capitale umano, un'ulteriore valorizzazione del lavoro, in tutti i sensi''. Su queste cose dobbiamo delle risposte ai giovani''. Il paese e' in ''condizione di forte disagio e incertezza'' dimostrata dai dati economici di questo biennio di crisi: ''quasi due milioni di giovani fra 15 e 29 anni sono fuori da ogni tipo di occupazione, fuori dal ciclo educativo e non sono coinvolti neppure in attivita' di formazione''. Questi dati ''indubbiamente allarmano'', e si sommano a quelli del precariato (800 mila giovani). Questi dati riflettono la ''debolezza'' della crescita italiana (nel 2000-2009 PIL +7%, la meta' del decennio precedente e la meta' dell'area euro), descrivono un processo di impoverimento dell'Italia per ''cause strutturali'' che e' ''imperativo'' affrontare, ma mantenendo allo stesso tempo l'impegno di portare a pareggio il bilancio dello Stato nel 2014, e cio' richiede una manovra di 4 punti di PIL. Una manovra di ampia portata, dunque, che richiedera' ''ben ponderate priorita''', uno ''sforzo'' che mettera' il paese in ''estrema tensione'' ''Io mi chiedo – ha concluso Napolitano se l'insieme delle parti sociali e delle forze politiche ne abbiano piena consapevolezza''. .