ROMA – ''Dovremo giungere a stabilire parametri di sicurezza validi a livello mondiale. Solo allora potremo riaprire il discorso''. Il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani sostiene l'emendamento che abroga le norme sul nucleare e, intervistato dal Corriere della Sera, sottolinea: ''Non esistono contraddizioni con l'azione di governo''. Per Romani il referendum ''non pone garanzie sul nucleare: produrrebbe un 'no' e basta. Facendo abrogare quella parte della normativa che riguardava la costruzione delle centrali – spiega – ora possiamo preoccuparci di cio' che conta, e cioe' della sicurezza''. Il nodo, prosegue il ministro, ''sara' affrontato con l'agenzia guidata da Umberto Veronesi, in modo assolutamente bipartisan. Servira' non solo a capire i rischi per l'Italia, ma anche quelli che vengono dagli altri Paesi europei, a partire dai piu' vicini''. Accantonato il nucleare, ''per il futuro prossimo abbiamo intenzione di sviluppare le energie rinnovabili per colmare il piu' possibile il nostro gap energetico'', afferma Romani. ''Avevamo puntato a un 25% del fabbisogno coperto con il nucleare, ma ora dobbiamo rivedere completamente la strategia. Stiamo per fare il nuovo decreto sulle rinnovabili, nel nostro futuro ci sono l'eolico e le biomasse e c'e' in programma lo sviluppo del fotovoltaico, del quale non sono nemico: va solo messo in piedi un sistema di incentivazione per renderlo meno caro. Nel 2017 – conclude – lo produrremo a costo zero''.
