OLIMPIADI PECHINO: UN’ALTRA PROVA DELL’ESISTENZA DI DIO

di Archangel

All’inizio di luglio scrivemmo che una piaga di tipo biblico in prossimita’ delle Olimpiadi di Pechino poteva essere considerata la prova dell’ esistenza di Dio. Dopo la sanguinosa repressione in Tibet, milioni di cavallette si stavano avvicinando alla capitale cinese col rischio che vi si avventassero durante i Giochi. Delle cavallette non si e’ piu’ parlato, forse sono in attesa della cerimonia inaugurale l’8 agosto, ma sui tanto voluti e contestati Giochi incombe un’altra catastrofe: l’inquinamento atmosferico, che ha raggiunto livelli di guardia rendendo l’aria irrespirabile e la visibilita’ molto ridotta. Le autorita’ hanno gia’ varato un piano anti-smog e se la situazione non dovesse migliorare in fretta sono pronte a misure di emergenza. Tra queste, secondo quanto riferisce il quotidiano governativo China Daily, vi sono il divieto di circolazione per il 90 per cento dei veicoli e la chiusura temporanea di diverse fabbriche situate nei dintorni della città. Ma a questo punto è difficile immaginare che la qualità dell’aria sia accettabile durante tutta la durata dei Giochi, visti gli scarsi risultati raggiunti finora in rapporto all’impegno profuso. I rischi per la salute degli atleti sono altissimi, soprattutto per quelli impegnati nelle prove di resistenza. In ogni caso, sembra inevitabile un danno di immagine per Pechino e per i suoi Giochi: alle prime delegazioni olimpiche che stanno arrivando a Pechino, si prospetta subito, all’uscita dell’aeroporto, un tetro cielo grigio-marrone di smog. Tra le reazioni alla situazione ambientale spicca quella australiana. "Gli atleti australiani potranno liberamente scegliere di rinunciare ad alcune gare dei giochi olimpici se ritenessero che lo smog possa mettere in pericolo la loro salute e la loro sicurezza", ha dichiarato il vicepresidente del comitato olimpico australiano (AOC) Peter Montgomery. Molti atleti di tutte le nazionalità hanno espresso perplessità sulla possibilità di gareggiare in una città così inquinata. Uno degli atleti più attesi, l’etiope Haile Gebreselassie, ha annunciato la sua intenzione di non correre la maratona (farà invece i 10.000) : "Soffro di asma e l’inquinamento in Cina è una minaccia per la mia salute – ha detto – e potrebbe essermi difficile correre 42 chilometri nelle mie attuali condizioni". A preoccuparsi non sono solo le autorita’ cinesi e gli atleti, ma anche le grandi reti televisive internazionali che hanno profuso massicci stanziamenti per le riprese dei Giochi, ora a rischio di essere offuscate dallo smog. Altrettanto dicasi per le grandi agenzie pubblicitarie i cui messaggi sparsi negli stadi potrebbero risultare pressoche’ invisibili. Gli organizzatori dei Giochi hanno già dovuto subire la decisione di alcune delegazioni di arrivare a Pechino all’ultimo momento. Adesso il rischio è che alcune gare vengano rimandate per eccesso di inquinamento. E poi ci sono i turisti, attesi a centinaia di migliaia, cui la prospettiva di trascorrere la durata dei Giochi in una citta’ altamente inquinata potrebbe far cambiare idea. Molti, dopo la tragedia tibetana, lo hanno gia’ fatto, e ne e’ testimonianza la crisi alberghiera della capitale, dove le stanze vuote abbondano ed i prezzi sono stati drasticamente ridotti. Insomma, per queste Olimpiadi si prospettano tempi difficili, come se un dio adombrato avesse deciso che se si devono fare non si faranno nelle condizioni migliori.

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