Chi ha il merito dell’accordo Opel-Magna? È stata una buona mossa a livello industriale? L’Economist dà una stangata alla politica tedesca e accusa sia la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che il suo rivale socialdemocratico, Frank Walter Steinmeier.
«Entrambi si attribuiscono il merito del salvataggio di Opel dalla bancarotta e della mancata chiusura di quattro stabilimenti della casa automobilistica in Germania. Tutti e due, però, hanno ben poco di andare orgogliosi. Infatti è arduo trovare qualcosa di buono da dire sull’accordo annunciato due settimane fa, che stanzia 4,5 miliardi di euro di denaro dei contribuenti tedeschi per vendere il 55% della controllata europea di General Motors al consorzio austro-russo-canadese», scrive il settimanale britannico.
Nella corsa elettorale, in vista del voto del 27 settembre, entrambi i candidati hanno deciso di puntare proprio sulla vendita del colosso auto al leader della componentistica. La leader della Cdu tedesca è accusata di aver portato Magna a comprare attraverso dei sostanziosi aiuti di Stato, quindi la vendita sarebbe stata «forzata».
Adesso la Germania è sotto tiro da parte degli altri paesi limitrofi che ospitano gli impianti Opel perché potrebbe non aver rispettato le regole dell’Unione europea sulla concorrenza. Spagna, Gran Bretagna e Belgio si sono già rivolti al commissario Ue che se ne occupa, Neelie Kroes.
«L’accordo che puzza», come scrive il giornale, non convince nemmeno i due dei clienti chiave di Magna, Bmw e Volkswagen, che hanno paventato il rischio di conflitti di interesse e minacciato di bussare ad altre porte.
Insomma l’Economist critica aspramente le scelte del governo tedesco nella trattativa anche a livello di logica industriale: i politici avrebbero fatto i loro interessi, senza considerare le necessità dei contribuenti e del mercato automobilistico europeo.
