MILANO – Granarolo punta i piedi e chiede di essere coinvolta da subito nella cordata che la Cassa Depositi Prestiti e le banche italiane, sotto la regia di Intesa Sanpaolo e la spinta del Tesoro, stanno mettendo a punto per contendere a Lactalis il controllo di Parmalat. In caso contrario il gruppo cooperativo e' intenzionato a sfilarsi dalla partita. Una mossa che potrebbe creare qualche imbarazzo alle banche (Unicredit, Mediobanca e Bnl, oltre a Intesa) e alla Cdp, che si troverebbero a imbastire un'operazione esclusivamente finanziaria e priva, almeno per il momento, di un perno industriale, dopo che anche la Ferrero ha lasciato cadere l'invito ad unirsi al progetto. Una soluzione di questo tipo renderebbe meno credibile la cordata 'tricolore' che, secondo quanto affermato dall'A.d di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, ha sempre puntato a un'operazione ''industrialmente solida''. Al momento una decisione formale non e' ancora stata presa anche se, secondo ricostruzioni di stampa, sarebbe maturata l'intenzione di non coinvolgere da subito il gruppo bolognese. Una scelta che, se confermata, spingerebbe Granarolo fuori dalla partita: gli emiliani vogliono essere il cuore industriale dell'operazione, mentre non hanno interesse a monetizzare i propri asset. L'obiettivo e' avere voce nella governance di Parmalat e garantire gli interessi degli oltre mille produttori di latte riuniti in Granlatte, la cooperativa che detiene l'80% del gruppo bolognese. E scendere in campo solo a operazione conclusa relegherebbe Granarolo in una posizione subordinata. Verso un'esclusione delle cooperative, almeno in una prima fase, gioca la complessita', in termini di ingegneria finanziaria, che comporterebbe l'ingresso immediato in Lacto, la holding anti-Lactalis che banche e Cdp stanno mettendo a punto per lanciare un'opa sul 60% di Parmalat (nel caso in cui i francesi non cedessero, come non sembrano avere intenzione di fare, il 29% di Collecchio). L'impegno di tre miliardi per l'opa verrebbe finanziato per 1,5 miliardi dalle banche mentre 500 milioni a testa verrebbero messi, in conto capitale, da banche, Cdp e Granarolo. Ma le cooperative, che non hanno liquidita', chiedono di essere finanziate per poi rimborsare il prestito attraverso il conferimento, che vogliono garantito, di Granarolo in Parmalat. Mentre la Cdp, che e' stata indicata come possibile finanziatore dei bolognesi, pretende poteri di governance equivalenti all'impegno (che salirebbe a un miliardo di euro). Nei prossimi giorni, dopo l'incontro di ieri al Tesoro, i contatti tra le parti proseguiranno. La settimana prossima sara' decisiva per capire che forma prendera' la cordata italiana. Anche perche' entro i primi di maggio dovra' essere lanciata (l'eventuale) opa anti-Lactalis. Un passaggio molto importante sara' rappresentato dal vertice italo-francese che si terra' martedi' a Roma e di cui Parmalat sara' uno dei piatti forti, dopo che le relazioni con i cugino d'Oltralpe si sono surriscaldate per gli appetiti delle aziende francesi verso quelle italiane (Lvmh-Bulgari, Edf-Edison, Groupama-Fonsai). La levata di scudi a difesa dell'''italianita''' di alcune imprese e' soltanto un problema di ''maggiore visibilita''' dei grandi gruppi d'Oltralpe, hanno fatto notare fonti dell'Eliseo. La realta' e' che ''gli investimenti francesi in Italia sono di 30 miliardi e la stessa cifra e' quella degli investimenti italiani in Francia. Quello che e' diverso e' lo schema: da noi ci sono grosse imprese, in Italia sono piuttosto di media dimensione''.
