MILANO – Parmalat puo' valere fino a 3,17 euro e i 2,6 euro offerti da Lactalis con l'opa che parte lunedi' 23 maggio, non sono quindi un prezzo giusto. A fare i conti, con l'aiuto del consulente Goldman Sachs, e' stato il Cda del gruppo, che tre giorni fa ha giudicato non congrua la proposta dei francesi. Gli intervalli di prezzo individuati, in base a tre diverse metodologie usate per valutare la societa', indicano alternativamente un valore tra 2,53 e 3,10 euro, tra 2,56 e 3,17 euro e fra 2,71 e 3,14 euro. I 2,6 euro offerti dai francesi non sono un prezzo congruo – spiega una nota che da' conto delle considerazioni fatte dal board – perche', secondo le prime due metodologie ('discounted cash flow' e 'multipli di operazioni selezionate'), ''e' appena superiore al valore minimo individuato e, per l'ultima metodologia ('premi impliciti in offerte pubbliche di acquisto precedenti'), il corrispettivo e' addirittura inferiore al valore minimo individuato''. Il giudizio completo, reso noto oggi a mercati chiusi e fatto proprio solo in parte dalla borsa, dove il titolo Parmalat ha chiuso in calo dello 0,76% a 2,602 euro, non cambia i programmi della famiglia Besnier. Da quanto si apprende il colosso dei formaggi e' infatti determinato a mantenere ferma la propria offerta a 2,6 euro. Ma non sono solo considerazioni di carattere finanziario ad aver portato il Cda dell'azienda guidata da Enrico Bondi a bocciare la proposta dei francesi. Ci sono anche valutazioni industriali. Il consolidamento in Parmalat delle attivita' di latte confezionato detenute da Lactalis in Francia e Spagna ''potrebbe comportare un indebolimento del gruppo'', si legge nella nota che da' conto dei rilievi del board di Collecchio ai progetti contenuti nel documento dell'Opa di Lactalis. Insieme ''alle limitate capacita' di generazione di cassa'' tale effetto ''potrebbe configurare situazioni di difficolta' prospettiche a discapito della capacita' di rimborso dell'eventuale indebitamento futuro, degli investimenti industriali, della remunerazione degli azionisti, di ulteriori sviluppi per linee esterne''. I rischi derivanti dal progetto di concentrare in Italia le attivita' francesi e spagnole di Lactalis nel latte, sono – riconosce il Cda – mitigate da un serie di fattori e di opportunita'. Ma di certo – osserva il board – tale progetto di consolidamento aumenta la presenza di Parmalat in un mercato maturo come quello dell'Europa Occidentale dove non si prevede un grande sviluppo nei prossimi anni. Inoltre il portafoglio di prodotti di Collecchio si sbilancerebbe nel latte pastorizzato e a lunga conservazione limitando l'idea di differenziare, prevista dall'attuale piano industriale, su prodotti a maggiore valore aggiunto. Infine, c'e' un rischio-Canada legato all'Opa di Lactalis. se infatti in francesi dall'attuale 29% salissero al 40% si verificherebbe la clausola di cambiamento del controllo in un finanziamento sottoscritto da Parmalat Canada. E l'esborso corrisponderebbe al 10% dell'equity value della controllata nordamericana. .
