Pensioni, Corte Ue: non discriminare le coppie gay

BRUXELLES – Una pensione complementare di vecchiaia versata ad una persona legata ad un partner in un'unione civile, inferiore a quella concessa ad una persona sposata, puo' costituire una discriminazione fondata sulle tendenze sessuali. E' quanto ha stabilito oggi una sentenza della Corte europea di giustizia, riferendosi al caso di una coppia gay tedesca. Jurgen Romer, un impiegato della citta' di Amburgo che ha lavorato per l'amministrazione fino al 1990, a partire dal 1969 ha vissuto ininterrottamente con il suo compagno, con il quale ha concluso nel 2001 un'unione civile registrata regolarmente in base alla legge tedesca. Romer ha quindi informato dell'unione anche il suo ex datore di lavoro e ha chiesto che l'importo della sua pensione complementare di vecchiaia venisse calcolata di nuovo, applicando lo scaglione previsto per le persone coniugate. Ma il datore di lavoro ha rifiutato la richiesta in quanto soltanto i beneficiari coniugati, non stabilmente separati, e quelli aventi diritto ad assegni familiari potevano aver diritto a questo beneficio. A quel punto Romer ha fatto ricorso al tribunale del lavoro che, a sua volta, ha interessato la Corte Ue.

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