Lisbona (Portogallo) – Dopo quasi un mese dall'annuncio che avrebbe ceduto al prestito di salvataggio e due settimane di negoziazioni con Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea per ottenerlo, il governo portoghese ad interim ha annunciato di aver trovato l'accordo che dovrebbe salvare il Paese. Il pacchetto, della durata di 3 anni, ammonterà a 78 miliardi di euro e includerà anche aiuti per le banche nazionali a corto di liquidi. Era il 6 aprile quando il primo ministro ad interim Jose Socrates andava in televisione per annunciare che il Portogallo sarebbe diventato, dopo Grecia e Irlanda, il terzo Paese dell'eurozona a chiedere assistenza al fondo di salvataggio europeo e al Fondo monetario internazionale. "L'ultima risorsa possibile". Così Socrates aveva definito la mossa, sostenendo che il Paese stava attraversando "un momento particolarmente grave" e che le cose sarebbero andate solo peggio se fosse stata presa quella decisione, seppur dolorosa. Per tutto il 2010 Lisbona aveva insistito di non voler cedere al piani di aiuti internazionali, perché i termini di un grande prestito avrebbero potuto costringere il Paese a misure di austerity per anni, abbassando gli standard di vita in un popolo che è già tra i più poveri d'Europa. Così avevano fatto anche Atene e Dublino, che però poi avevano dovuto cedere. Questa sera Socrates è tornato in televisione, per dire al Paese che "il governo ha raggiunto un buon accordo, un accordo che salvaguarda il Portogallo". Gli aiuti potranno aiutare il Paese a pagare i creditori interni e stranieri, ma Socrates non ha rilasciato molti dettagli, specificando che le misure di austerity per quets'anno non cambieranno. L'accordo per il pacchetto di aiuti ha fissato per quest'anno un obiettivo di calo del deficit del 5,9%, del 4,5% per il prossimo anno e del 3% per il 2013. Socrates ha aggiunto che non ci saranno licenziamenti per i dipendenti pubblici, nessun cambiamento nel settore del lavoro, del welfare e dei diritti sociali sanciti dalla Costituzione. Così come non saranno tagli dei salari minimi, misura a cui i sindacati si oppongono strenuamente. Ma, così come nei casi di Grecia e Irlanda, il pacchetto di salvataggio del Portogallo comprenderà alcune condizioni, tra cui tassi fissi di interesse sul pagamento del prestito. Altre possibili misure sono ulteriori aumenti delle tasse, tagli di pensioni e stipendi e minori diritti sociali. Il Portogallo è uno dei Paesi europei più poveri. Circa 340mila cittadini rimangono sotto la soglia mensile di 485 euro e 1,4 milioni guadagnano meno di 600 euro al mese. Prima di diventare effettivo l'accordo dovrà essere sottoscritto da tutti i governi europei. E questo è il principale ostacolo. Il risultato delle recenti elezioni in Finlandia, con il grande successo ottenuto dagli euroscettici Veri finlandesi, potrebbe mettere in dubbio una approvazione unanime. I ministeri europei delle Finanze hanno fissato al 16 maggio la data per l'approvazione di un accordo, e stanno chiedendo che i principali partiti politici portoghesi ne chiudano i termini. Le negoziazioni sono particolarmente delicate perché coincidono con la campagna elettorale per l'elezione del nuovo governo, per cui si voterà a giugno.
