PESCARA – ''Rispediamo al mittente nel merito e nel metodo'' il gesto dei manifesti affissi nei giorni scorsi all'Aquila contro i parlamentari abruzzesi del Pdl. E' quanto hanno affermato i senatori abruzzesi Filippo Piccone, Fabrizio Di Stefano e Andrea Pastore (Pdl) che, in una conferenza stampa, hanno annunciato di voler chiedere ai deputati interessati di procedere per vie legali, ipotizzando reati quali ad esempio l'istigazione alla violenza e la diffamazione. Quello che i senatori pidiellini contestano e' il fatto che il mondo politico locale non abbia stigmatizzato il gesto. ''Ci aspettiamo che l'opposizione prenda le distanze – afferma infatti il coordinatore regionale del partito, Filippo Piccone – sarebbe un gesto distensivo''. Per Di Stefano si tratta di un ''atto di sciacallaggio politico fatto nei nostri confronti, nascondendosi dietro l'anonimato. Chiederemo ai nostri parlamentari di muoversi per vie legali''. Pastore, invece, secondo cui e' ''preoccupante vedere cartelli in stile wanted'', parla di un ''imbarbarimento della vita politica che sta superando ogni limite di decenza. Le falsita' – afferma – si dicono a pie' sospinto''. In particolare, nei manifesti affissi su diversi muri dell' Aquila, c'era la foto di sei parlamentari abruzzesi del Pdl che hanno votato contro l'emendamento al processo breve proposto dal Pd che stralciava dal provvedimento i reati legati a stragi come quella dell'Aquila. I volti ritratti sul cartellone erano quelli di Maurizio Scelli, Paola Pelino, Giovanni dell'Elce, Carla Castellani, Sabatino Aracu e Marcello De Angelis. Oltre alle foto, c'era una scritta riferita ai deputati: ''Tutto il dolore che ho provato, tutte le lacrime versate, la rabbia ed il senso di impotenza, il male che ho sofferto e che mi ha determinato il desiderio di verita' e giustizia. Tutto questo non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico, ma a loro si''. .
