Processo Cucchi, carabiniere: Quando fu arrestato Stefano era sereno

Roma – "Quando Stefano Cucchi entrò in caserma era tranquillo e sereno". Inzia così la deposizione di Roberto Mandolini, comandante della stazione Roma Appia convocato come testimone, insieme ad altri sette carabinieri, per la morte di Stefano Cucchi, il 31enne romano arrestato per spaccio e morto all'ospedale Sandro Pertini. Il militare racconta, nell'udienza all'aula bunker di Rebibbia, che il ragazzo venne arrestato anche in seguito a una relazione confidenziale e "venne colto in flagranza di reato mentre cedeva 20 euro di hashish a un avventore". Il carabiniere racconta che quando Cucchi venne arrestato "era tranquillo e spiritoso ma anche molto preoccupato per la sua famiglia". Poi continua: "Lui stesso dichiarò di essere senza fissa dimora ma che abitava saltuariamente a casa dei suoi genitori" e per questo partì la perquisizione nell'appartamento della madre e del padre del geometra. "La perquisizione diede esito negativo". Poi il militare spiega perché il ragazzo trascorse la notte in un'altra caserma. "Dai noi non c'erano celle di sicurezza – dice – e per questo venne portato a Tor Sapienza". "Dopo la perquizione – continua Mandolini – Cucchi era stanco e provato. Chiese da bere ma si rifiutò di mangiare". Il militare termina la sua deposizione sostenendo che "Cucchi quando andò alla caserma di Tor Sapienza era tranquillo. Con occhiaie vistose forse dovute all'estrema magrezza e allo stato di sofferenza dovuto alla tossicodipendenza".

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