ROMA 14 MAG Alla vigilia de – ROMA, 14 MAG – Alla vigilia delle amministrative, maggioranza e opposizione tornano a dividersi sulle riforme costituzionali. Lo 'spunto', in questa giornata di 'silenzio elettorale', lo 'offre' il giudice della Consulta Paolo Maddalena che, parlando in un convegno a Venezia, afferma ''a titolo personale'' come la prima parte della Costituzione non possa essere modificata. Il perche' e' presto detto: venne fatta da uomini dello spessore di Piero Calamandrei e Aldo Moro e risponde a un disegno organico. In piu', insiste Maddalena, ''non si possono toccare documenti di questa portata in modo apodittico, saltuario, frammentario o cambiare addirittura l'art.1 che giustamente e' fondato sul lavoro''. Il riferimento e' alla proposta di legge di Remigio Ceroni (Pdl) che punta a cambiare la norma per dare piu' poteri al Parlamento e meno al Colle. La presa di posizione di Maddalena piace poco al Pdl. Secondo il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, non esistono dogmi che vietino di cambiare la prima parte della Carta anche perche' se si dovesse arrivare a mettere a punto ''un disegno alto e condiviso da molti settori della vita politica italiana, anche qualche articolo della Costituzione potrebbe essere rivisto'' senza provocare per questo stravolgimenti nei valori della democrazia. ''Vedendo quello che fa questa destra – gli risponde Gianclaudio Bressa (Pd) – non voglio neanche immaginare come potrebbe essere questo 'disegno alto'..''. E poi, prosegue, i primi articoli sono i ''valori fondanti della democrazia'' e come tali non si possono mettere in discussione mai. Invece, incalza Francesco Storace (Destra), nel Pdl si fa bene a dire si' al cambiamento. La Costituzione puo' benissimo essere cambiata. ''La mummificazione'' della prima parte della Carta, interviene Maurizio Bianconi (Pdl), fa parte di una cultura conservatrice e immobilista. E poi, chiede Anna Maria Bernini (Pdl), ''vorrei proprio sapere chi sono i nuovi autoproclamati angeli custodi della Costituzione, che soffrono di allergia da cambiamento''. E' possibile, osserva, che i ''cosiddetti riformisti siano disposti per gusto di polemica politica ad indossare la zimarra degli ultraconservatori?''. Mentre esplode la polemica c'e' anche chi, nell'opposizione, fa notare ''la singolarita''' della scelta del premier (ineccepibile sotto il profilo formale) di inviare oggi gli auguri a Napolitano per il suo V anniversario di permanenza al Quirinale. Il capo dello Stato, infatti, e' stato eletto il 10 maggio ed il 15 ha prestato giuramento. I presidenti di Camera e Senato da cinque anni inviano gli auguri al presidente della Repubblica il 10 maggio. Li ha resi noti oggi, si chiedono nel centrosinistra, forse per rassicurare gli elettori sulla sintonia con il Colle visto che si parla di ''positiva opera svolta'' da Napolitano ''al servizio delle istituzioni repubblicane e dell'intero Paese''.