Non sono le banche e non è neanche la famiglia Sensi. La vera rovina della Roma è il suo capitano, Francesco Totti. Così parla Nicola Irti, l’avvocato della Fio Group di Vinicio Fioranelli. E non è certo la prima volta che l’avvocato non trattiene le parole. «Sono gli istituti di credito che porteranno la vostra squadra al macello», queste le sue parole di pochi giorni fa, quando la colpa dei mali della squadra capitolina era addossata alle banche che, secondo lui, si opponevano in tutti i modi all’acquisto da parte del suo Fioranelli.
Ora, in un’intervista radiofonica, Irti torna alla carica e consiglia ai prossimi dirigenti giallorossi di compiere un passo estremo: fare fuori dalla rosa Totti e sollevarsi dal pesante onere economico che trattenerlo a Roma comporta. «Sono solo un avvocato, non c’entro niente con queste trattative – ha detto – però è come per Raul al Real Madrid, queste squadre devono capire che ci sono scelte non rinviabili».
Prima che la parte romanista della Capitale risponda per le rime alle frasi rilasciate in radio, arriva già la risposta di Totti in persona. È il principe del foro Franco Coppi a parlare per il numero 10, promettendo di querelare Irti dopo le sue affermazioni. Ma il legale di Fioranelli non si preoccupa della reazione dei tifosi e anzi chiude con un appello temerario: «Devono stare con me, hanno subito troppi torti dal loro giocatore migliore, è ora di cambiare!».
Dallo scambio di battute sono chiare almeno tre cose: la prima è che Fioranelli non comprerà mai la Roma, se mai ne ha avuto i soldi veri e l’intenzione vera. Attaccare Totti non è solo un sacrilegio, è un nervoso grido d’addio. La seconda è che l’agonia societaria della squadra continua e promette di prolungarsi fin dentro il prossimo campionato. La terza è che la tifoseria romanista, istigata e sballottata, si incattivirà. E non è una buona notizia.